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Dental Tech - La chirurgia guidata. Tecnologia per tutti?

30 Aprile 2021

Dental Tech - La chirurgia guidata. Tecnologia per tutti?

Dr. Francesco Mangano - DDS, PhD, FICD*

* Professore, Digital Dentistry,  Sechenov University, Mosca,  Russia; Section Editor, Digital  Dentistry, Journal of Dentistry  (Elsevier); Socio Attivo Digital  Dentistry Society (DDS); Direttore  Mangano Digital Academy (MDA).  Autore di 122 pubblicazioni su riviste internazionali indicizzate Pubmed e ad elevato impact factor; Esercita la libera professione a Gravedona (Como), dedicandosi esclusivamente all’Odontoiatria Digitale.

 

 

Cari amici e colleghi,

bentornati in DentalTech, la rubrica che Infodent dedica al mondo del digitale in Odontoiatria. In questo numero di maggio 2021 affrontiamo nuovamente un tema a me caro: quello della chirurgia implantare guidata, #GuidedImplantSurgery. Devo ammettere che il titolo di questo Editoriale non è casuale. Infatti, è lo stesso titolo che ho utilizzato per una mia recente relazione, tenuta al convegno AIOP Mediterraneo il mese scorso: la chirurgia implantare guidata è una tecnologia per tutti? Se consideriamo i vantaggi dati dal posizionamento guidato degli impianti, non dovrebbero esserci dubbi. L’inserimento degli impianti guidato in posizione, inclinazione e profondità, nella piena conoscenza tridimensionale dell’anatomia ossea e sulla base di una ceratura diagnostica virtuale, presenta innumerevoli vantaggi. Anzitutto, la sicurezza! Lo studio dell’anatomia ossea in 3D permette di evitare l’invasione di strutture come il nervo alveolare inferiore ed il seno mascellare; inoltre, la pianificazione evita il pericoloso sfondamento di corticali ossee e il danneggiamento del parodonto dei denti adiacenti. Vi sono poi vantaggi biologici, funzionali ed estetici. Un impianto posizionato correttamente nei tre piani dello spazio ha maggiori possibilità di integrazione biologica, funzionale ed estetica, con potenziale riflesso sulla sopravvivenza della protesi nel medio e lungo periodo. In primo luogo, l’inserimento protesicamente guidato da ceratura diagnostica realizzata dall’odontotecnico permette di evitare o ridurre sensibilmente compromessi di natura funzionale, razionalizzando la finalizzazione del restauro protesico. Questo rende il restauro naturalmente più funzionale, meno soggetto a complicanze protesiche che caratterizzano le situazioni di compromesso, e più mantenibile a livello igienico. In secondo luogo, un corretto posizionamento 3D dell’impianto evita possibili fallimenti o sequele estetiche: pensiamo ad esempio ad un inserimento troppo buccale nella maxilla anteriore, ed alle complicazioni che questo può determinare nel medio e lungo periodo.

Oltre a tutto ciò, la chirurgia guidata rende possibile l’inserimento di impianti anche senza dover incidere né sollevare un lembo, con tecnica flapless; i vantaggi di questa tecnica risiedono nella ridotta invasività chirurgica con un decorso post-operatorio più favorevole. Nonostante questi vantaggi, tuttavia, la chirurgia guidata viene utilizzata ancora da pochi colleghi in Italia, e quasi esclusivamente nel trattamento di casi complessi. In effetti, la chirurgia guidata è da sempre stata associata alle grandi riabilitazioni del paziente completamente edentulo, al concetto del flapless ed al carico immediato funzionale. La tecnica è nata per questo verso la fine degli anni ’90, ed i sistemi oggi in commercio fondamentalmente ripropongono questa visione. Non v’è dubbio che la chirurgia implantare guidata possa rappresentare un’ottima soluzione per il trattamento del paziente completamente edentulo; ma quanti casi di riabilitazioni complete capitano durante l’anno, in un normale studio dentistico italiano? Perché non beneficiare dei vantaggi della chirurgia guidata tutti i giorni, nella riabilitazione implanto-protesica di pazienti parzialmente edentuli? Perché non estendere i benefici di un posizionamento guidato a tutti i nostri pazienti? Personalmente, non credo che i limiti di accuratezza delle sistematiche di chirurgia guidata attualmente in commercio, riportati dalla letteratura scientifica, rappresentino il maggior ostacolo alla diffusione della tecnologia. Ritengo invece che la scarsa popolarità delle presenti metodiche dipenda essenzialmente da due fattori: costo e complessità. Il costo è però un fattore relativo, poiché gli studi odontoiatrici moderni sono oggi equipaggiati con cone beam computed tomography (CBCT), scanner intraorali, software, stampanti 3D.

Pertanto, i limiti alla diffusione della tecnologia devono risiedere nella complessità delle metodiche attualmente disponibili, e nella esperienza chirurgica che ne deriva, spesso non soddisfacente. Per un chirurgo abituato a lavorare con frese standard e a mano libera, senza limiti di spazio e con una eccellente visibilità del campo operatorio, è difficile ed addirittura antipatico utilizzare frese lunghe, boccole, dime chirurgiche che ingombrano, riduttori e stops di profondità! Tutti questi componenti vanno assemblati secondo un ordine durante la chirurgia, nel rispetto di un protocollo che può risultare inutilmente complesso, difficile da apprendere e applicare. Nel paziente parzialmente edentulo, lo spazio disponibile nei settori posteriori è limitato, e l’uso di frese lunghe e componenti ingombranti scomodo. Da ciò deriva, secondo me, la scarsa diffusione della guidata, che rimane associata quasi automaticamente all’idea di flapless e del carico immediato. Anche perché operare open-flap con molte delle dime chirurgiche attualmente in commercio è difficile se non impossibile: l’ingombro della guida è eccessivo, la visibilità azzerata, ed i lembi possono interferire. Tuttavia, è noto come parte del successo degli impianti nel lungo periodo sia legata alla presenza di tessuto cheratinizzato intorno alla fixture; e il sacrificio di tessuto cheratinizzato che consegue all’applicazione di protocolli flapless è spesso clinicamente inaccettabile. Operare flapless non permette di associare all’inserimento dell’impianto interventi di rigenerazione ossea; il carico immediato, d’altro canto, raramente è una esigenza nei settori posteriori del paziente parzialmente edentulo. Esistono oggi soluzioni affidabili per l’inserimento computer-assistito di impianti anche nei settori posteriori del paziente parzialmente edentulo, e che permettano di lavorare open-flap e rigenerare l’osso? Certamente sì, perché le moderne tecnologie digitali vengono in nostro aiuto.

Buona lettura!

Pubblicato su Infodent Maggio 2021 - Rubrica Dental Tech