Silvio Garattini: come salvare il SSN
Silvio Garattini
Il farmacologo Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto Mario Negri, ha illustrato le criticità dell'attuale Sistema Sanitario Nazionale e offerto degli spunti che potrebbero contribuire alla sua ripresa.

Il Servizio Sanitario Nazionale, fondamentale pilastro del nostro sistema sociale, quest'anno compie 45 anni, ma la sua sopravvivenza è messa a dura prova. I costi crescenti dovuti all'avanzamento tecnologico, ai mutamenti demografici ed epidemiologici, uniti alle sfide della finanza pubblica, hanno reso evidente il sottofinanziamento del SSN. Al quale, nel 2025, sarà destinato solo il 6,2% del PIL, ben al di sotto degli standard dei Paesi europei avanzati che si aggira attorno all’8%.

La spesa sanitaria attuale non garantisce il pieno rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), e l'eventuale adozione dell'autonomia differenziata potrebbe aggravare ulteriormente il divario tra il Nord e il Sud d'Italia in termini di accesso ai servizi sanitari.

Di fronte a questa situazione critica, 14 illustri scienziati, tra cui il Premio Nobel Giorgio Parisi, l'immunologo Alberto Mantovani e il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli, hanno firmato un appello-denuncia composto da 10 punti chiave dal titolo "Non possiamo fare a meno del servizio sanitario pubblico".

Tra i firmatari, figura anche il farmacologo Silvio Garattini, fondatore e presidente dell'Istituto Mario Negri, che ha offerto ulteriori riflessioni su queste criticità.

Secondo quest’ultimo, uno dei maggiori fattori che influisce sulle liste d’attesa è quello dell’ipermedicalizzazione. L’accumulo di richieste per esami diagnostici non sempre necessari contribuisce ad allungare le liste d’attesa, dando vita a disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari.

Quando un paziente richiede di eseguire un determinato esame e si trova di fronte a tempi di attesa lunghi, mentre la stessa prestazione può essere ottenuta privatamente in tempi più brevi pagando, si genera una disparità ingiusta. Questo fenomeno, noto come "intramoenia", amplifica le disuguaglianze: chi ha maggiori risorse economiche può accedere facilmente alle cure e agli esami, mentre chi è economicamente svantaggiato subisce un'ulteriore penalizzazione. Inoltre, l’ipermedicalizzazione ha un impatto finanziario significativo sul SSN. Gli esami diagnostici superflui aumentano i costi complessivi del sistema sanitario, senza necessariamente migliorare l'efficacia delle cure.

Un ulteriore problema legato al SSN riguarda la contraddizione derivante dai contratti stipulati tra sindacati e assicurazioni sanitarie per favorire percorsi privilegiati. Questi accordi, esenti da tasse, finiscono per gravare comunque sui cittadini, danneggiando le fasce più deboli. In altre parole, questa pratica favorisce una sorta di "doppio sistema" nel quale chi può accedere a queste assicurazioni sanitarie privilegiate gode di vantaggi, mentre chi non ha questa possibilità rimane escluso o subisce tempi d'attesa lunghissimi.

È evidente che questa situazione compromette l'equità del sistema sanitario, sottolineando la necessità di agire per risolvere questa problematica e garantire un accesso equo e universale alle cure sanitarie a tutti i cittadini, come sottolineato dalla Costituzione italiana che riconosce il diritto alla salute come principio fondamentale.

La crescente domanda di esami, spesso non necessari, riflette la pratica della medicina difensiva secondo la quale i medici, temendo azioni legali, tendono a prescrivere un numero eccessivo di accertamenti. Tuttavia, molte di queste prescrizioni sono superflue perché mirano ad individuare malattie che potrebbero essere prevenute grazie a stili di vita sani e alla promozione di programmi di screening e diagnosi precoce, così da ridurre significativamente i costi sanitari e alleggerire il carico sul SSN.

Negli ultimi anni, soprattutto in seguito alla pandemia da Covid-19, la percezione attuale dello stato di salute delle persone è caratterizzato da un senso di incertezza, alimentando il fenomeno della sovramedicalizzazione e della sovradiagnosi.

L'avvento dell'intelligenza artificiale potrebbe aggravare questa tendenza: molti pazienti si presentano dal medico con richieste specifiche di esami, anche quando non sono necessari, e considerano il medico incompetente se non soddisfa tali richieste. Oggi, i cittadini credono di sapere di cosa hanno bisogno in anticipo, ma è importante far comprendere alla popolazione che il ruolo del medico è quello di fornire una valutazione accurata e basata sulla salute del paziente.

Per concludere, Silvio Garattini propone tre idee per “salvare” il Servizio Sanitario Nazionale: 

  1. In primo luogo, è necessaria una grande rivoluzione culturale che ponga l'accento sulla prevenzione: educare la popolazione sui benefici di uno stile di vita sano e sulla prevenzione delle malattie. 
  2. L’istituzione di una scuola superiore di sanità per formare dirigenti preparati ed esperti nel settore sanitario, così da garantire competenze adeguate al fine di prendere decisioni cruciali nel campo della sanità.
  3. Affrontare argomenti come l’igiene e la promozione della salute nelle scuole di tutti i livelli. Anche un'ora alla settimana potrebbe fare la differenza, se condotta da personale qualificato e competente.

Queste proposte mirano a promuovere una maggiore consapevolezza sulla salute e a coltivare una cultura della prevenzione, che a lungo termine potrebbe contribuire a migliorare la salute della popolazione e a garantire la sopravvivenza del nostro Sistema Sanitario Nazionale.

 

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