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Denti che rispuntano dopo i quaranta? La ricerca ci si sta avvicinando
Primo piano di sorriso di un uomo con denti mancanti
Dal farmaco anti-USAG-1 giapponese alle otturazioni viventi a base di cheratina, facciamo il punto su cosa è scienza consolidata, cosa promessa e cosa, semplicemente, ancora non sappiamo.

Partiamo dai numeri, perché aiutano a inquadrare il problema. Secondo l'OMS il 7% degli adulti sopra i 20 anni ha perso tutti i denti naturali; tra gli over 60 la quota sale al 23%. In Italia, i dati Istat sulle condizioni di salute mostrano che circa l'11% della popolazione dai 14 anni in su vive in una condizione di edentulismo totale, cioè senza più denti naturali, percentuale che sale fino al 60% tra gli over 80. Le differenze territoriali, poi, raccontano un paese spaccato in due: l'edentulia totale è più diffusa al Nord (dove però si registra anche il maggior ricorso a protesi fisse e impianti), mentre al Sud resta più bassa ma con un accesso alle cure nettamente inferiore. Numeri che spiegano perché ogni notizia di “rigenerazione dentale” faccia rumore: impianti, ponti e protesi funzionano, ma restano sostituti artificiali. Un dente vero, quando lo perdi, non torna.

 

L'anticorpo anti-USAG-1: il fronte più avanzato

Il progetto più concreto arriva dal Giappone, dal Medical Research Institute Kitano Hospital di Osaka. Il farmaco si chiama ora TRG035, ed è il risultato di circa otto anni di lavoro iniziato nel 2005 dal team guidato da Katsu Takahashi, capo del reparto di odontoiatria e chirurgia orale dell'ospedale. L'idea di base è quasi affascinante: gli esseri umani, in teoria, possiedono ancora i “germi” di una terza dentizione, ereditata da un passato evolutivo in cui crescevano tre generazioni di denti invece di due. Quei germi restano dormienti perché una proteina, USAG-1, li tiene sotto controllo. Bloccarla con un anticorpo, sostiene Takahashi, potrebbe risvegliarli. Sulla carta funziona. Nei test su topi, furetti e cani, il farmaco ha promosso la crescita di denti “di terza generazione” senza effetti collaterali rilevanti. La fase I sull'uomo, partita all'ospedale universitario di Kyoto nell'ottobre 2024 su 30 uomini adulti privi di almeno un molare, si è conclusa: Toregem BioPharma, l'azienda che sviluppa il farmaco, dichiara che la sicurezza è stata confermata. I dati dettagliati, però, non sono stati resi pubblici. E questo è un dettaglio che i giornalisti di settore dovrebbero sempre segnalare: “sicurezza confermata” detto dall'azienda che finanzia lo studio non è la stessa cosa di un dato pubblicato e sottoposto a revisione.

Nel maggio 2026 Toregem ha raccolto 5,3 milioni di dollari per finanziare la fase II in Giappone e i preparativi per gli Stati Uniti, portando il finanziamento cumulativo (comprese sovvenzioni pubbliche) sopra i 29 milioni di dollari. Ad agosto 2026 l'agenzia giapponese del farmaco (PMDA) ha completato l'esame della notifica per uno studio di fase IIa: 24 bambini con agenesia dentale congenita grave, studio in aperto, multicentrico, non comparativo. Attenzione però: il completamento della notifica non equivale a un'approvazione regolatoria. Serve ancora il via libera del comitato etico locale prima che Toregem possa iniziare a reclutare pazienti. Una data di partenza, al momento, non c'è.

Il team punta a rendere il farmaco disponibile entro il 2030. È un obiettivo dichiarato, non un impegno. Mancano ancora i dati di efficacia della fase II, la revisione regolatoria e l'approvazione finale. E soprattutto: il prossimo studio riguarda l'ipodonzia congenita grave, non la perdita di denti da carie, parodontite o trauma, che è il problema della stragrande maggioranza degli adulti. Chi ha perso un molare per una piorrea non è, almeno per ora, nel mirino terapeutico di questo farmaco. Takahashi lo ammette con onestà, quando dice che sarebbe “al settimo cielo” se la terapia funzionasse anche su quei casi, ma è un auspicio, non un dato.

 

Cellule staminali: promettenti, ma con nodi etici veri

Un filone diverso lavora sulle cellule staminali. Una revisione del 2023 del Sharad Pawar Dental College (India) ha definito la rigenerazione completa del dente con staminali un “obiettivo realistico”, sottolineando applicazioni utili soprattutto per la ricostruzione ossea e dei tessuti molli del cavo orale. Sul fronte smalto, un gruppo della University of Washington ha creato nel 2023 organoidi da cellule staminali capaci di secernere le proteine che formano lo smalto dentale — un possibile “otturazione vivente” da applicare direttamente nelle cavità. La ricercatrice Hannele Ruohola-Baker l'ha definito, con un certo entusiasmo, l'inizio del “secolo delle otturazioni viventi”. Vedremo. I denti, dice lei, sono organi piccoli e relativamente semplici rispetto a un rene o un pancreas: un vantaggio di partenza, ma non una scorciatoia automatica verso l'applicazione clinica.

Più interessante, dal punto di vista scientifico, uno studio dell'ottobre 2025 sull'auto-organizzazione cellulare: cellule prelevate dal lato linguale e da quello buccale della dentatura del topo, mescolate tra loro, hanno ritrovato spontaneamente la propria collocazione originale e ricreato il tessuto giusto. Un dato che dice qualcosa di profondo su come il corpo “sa” costruire un dente, anche se restiamo su modelli murini. Sul piano etico, però, le cose si complicano. David Obree, docente di etica medica all'Università di Edimburgo, ha posto due domande scomode: da dove vengono le cellule staminali usate (molta ricerca iniziale ha utilizzato cellule embrionali, con le implicazioni etiche che ne derivano), e quanto costerà il trattamento finale. La sua domanda più diretta, se sarà un trattamento per pochi ricchi o accessibile a tutti, è quella che nessun comunicato aziendale si pone mai da solo.

L'uso di cellule autologhe, prelevate dal paziente stesso (per esempio da denti da latte o del giudizio estratti), risolverebbe il problema etico e ridurrebbe il rischio di rigetto immunitario. Ma è comunque un problema aperto, non risolto. È attualmente poco chiaro quanto costeranno i trattamenti con cellule staminali quando saranno disponibili al pubblico, e se rientreranno mai nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale. Considerando che oggi la stragrande maggioranza delle cure odontoiatriche in Italia è già a carico del paziente, l'odontoiatria è storicamente uno dei settori sanitari meno coperti dal SSN, salvo poche prestazioni per fasce vulnerabili, è difficile pensare che una terapia rigenerativa di nuova generazione debba fare eccezione. Il rischio, più che teorico, è che queste tecnologie nascano già come prestazioni premium riservate a chi può permettersele.

 

Bioingegneria e denti coltivati in laboratorio

Alla Tufts University un team ha creato “denti di ricambio” ibridi, combinando cellule umane e suine su un'impalcatura ricavata da denti di maiale, impiantata poi nella mascella di un mini-pig. Dopo due settimane, i denti estratti mostravano dentina e cemento ben formati. Il vantaggio, secondo la ricercatrice Pamela Yelick, è che un dente biologico resiste meglio alla masticazione rispetto a un impianto sintetico e non essendo di origine embrionale, evita i nodi etici delle staminali. Al King's College London, invece, un gruppo guidato dal dottorando Xuechen Zhang ha sviluppato un materiale, realizzato con l'Imperial College, che permette alle cellule di comunicare tra loro in modo graduale, replicando quello che avviene nel corpo durante la formazione naturale del dente. I tentativi precedenti fallivano perché tutti i segnali venivano rilasciati in un colpo solo. Restano da capire i dettagli pratici: trapiantare cellule giovani direttamente nella cavità orale, oppure far crescere il dente intero in laboratorio e poi impiantarlo. Nessuna delle due strade è ancora stata testata sull'uomo.

 

Riparazione minerale dello smalto: la strada più vicina al mercato

Qui il discorso cambia registro, perché parliamo di riparazione dello smalto, non di ricrescita di un dente intero, un obiettivo più modesto, ma anche più vicino alla realtà clinica. Già nel 2019 un gruppo cinese (Zhejiang University School of Medicine) aveva sviluppato un gel a base di ioni di calcio e fosfato capace di formare, in 48 ore, uno strato di nuovo smalto di tre micrometri, con una struttura molto simile a quella naturale. Materiali economici, producibili su larga scala: un buon segnale per una futura applicazione clinica diffusa. Più recente, e più vicino al mercato, il lavoro di Eterna Regeneratives, spin-off del King's College London fondata da Sherif Elsharkawy e Khaled Eissa. La loro tecnologia usa la cheratina, sì, la stessa proteina della lana, per formare uno strato simile allo smalto naturale direttamente sulla superficie del dente, tramite un processo di mineralizzazione biomimetica. A settembre 2026 la startup ha raccolto 3 milioni di sterline guidati da Hoxton Ventures (lo stesso fondo che aveva puntato su Deliveroo ai tempi), e punta a un lancio sul mercato, in forma di collutorio e prodotti professionali, entro l'inizio del 2027. Restano da completare sviluppo, test e iter regolatorio, ma è probabilmente la tecnologia più vicina, tra tutte quelle citate qui, a finire davvero nelle mani di un dentista.

 

Allora, si potrà davvero rigenerare un dente?

La risposta onesta è: dipende da cosa intendiamo per “rigenerare”. Se parliamo di riparare lo smalto danneggiato, ci siamo quasi — nell'arco di pochi anni, non decenni. Se parliamo di far ricrescere un dente intero in un paziente che l'ha perso per carie o parodontite, la strada è ancora lunga, e nessuno dei protocolli attualmente in sviluppo è pensato per quel tipo di paziente. Il farmaco giapponese più avanzato punta, per ora, sui casi di agenesia congenita: una popolazione clinicamente rilevante ma numericamente piccola rispetto ai milioni di adulti che perdono i denti per motivi acquisiti. Il rischio, in questo campo, è lasciarsi trascinare dall'entusiasmo dei titoli. Ogni studio pubblicato viene presentato come una svolta, ogni round di finanziamento come una conferma. Ma tra un risultato promettente in laboratorio e un trattamento disponibile in uno studio dentistico passano, storicamente, molti anni e altrettante variabili regolatorie, etiche ed economiche. Vale la pena seguire questi filoni di ricerca con curiosità, ma anche con la cautela di chi ha già visto troppe “rivoluzioni dentali” restare ferme in fase II.

 

Fonte: Dentistry.co.uk — rielaborazione e adattamento per il mercato italiano.

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