C’è una cosa che non sappiamo mai riconoscere: l’ultima volta. L’ultima volta che prendi in braccio tuo figlio prima che diventi troppo grande. L’ultima volta che saluti tuo nonno sulla porta, con la fretta di chi tornerà di sicuro. L’ultima volta che baci la donna che ami, quando lei ha già cominciato ad amare un altro. Accade in silenzio, senza che nessuno ce lo annunci, e solo molto dopo capiamo che quel gesto, fatto distrattamente, non si sarebbe ripetuto mai più.
Questo numero che tieni tra le mani è una di quelle volte. È carta, ancora. Ha un peso, un fruscìo quando giri la pagina, quell’odore tenue di stampa che non sapremmo descrivere ma che riconosceremmo a occhi chiusi. Tra poco non ci sarà più. INFODENT lascia la carta. Dal 1988 arrivava sui banconi degli studi e dei laboratori, sui tavoli delle aziende come la mia, e per trentasei anni nessuno di noi ha pensato che un giorno avremmo tenuto in mano l’ultima copia. Eccola. È questa.
Per tutti quegli anni è arrivata con il postino. Lo stesso gesto ogni mese: lui posava sul tavolo le lettere e, in mezzo, lei. Non sapeva mai cosa consegnava. Portava una fattura e una speranza con la stessa mano, una disdetta e una buona notizia, e accanto, sempre, la rivista. Su quel tavolo è passata tutta la mia vita: le difficoltà, le vittorie, le sconfitte, gli amori e le delusioni. E lei era lì ogni volta, ferma, sullo sfondo, come l’unica cosa che non mancava mai un mese.
Io avevo cominciato nel 1995. Non volevo fare questo mestiere: immaginavo il mare, una chitarra da imparare per le sere sulla spiaggia, le gare in moto la domenica. Poi i miei fratelli inseguirono i sogni che avevamo tutti a quell’età, e io rimasi. Rimasi accanto a mio padre, nell’azienda di impianti che aveva costruito. E lei era già sul tavolo ad aspettarmi, come una di quelle presenze che non noti perché ci sono sempre state. La aprivo nelle pause storte della giornata, e senza saperlo imparavo un mestiere: chi c’era, chi si muoveva, cosa cambiava là fuori.
Era nata appena sette anni prima di me, in questo lavoro. Eravamo quasi coetanei, e per giunta della stessa razza: non lei la rivista scientifica blasonata di certe testate del nord, non io la multinazionale svizzera o americana con le spalle coperte. Due che partivano da sotto, senza nessuna autorità in dote, con la sola idea di guadagnarsela un cliente alla volta. Allora era più magra, fatta di annunci di lavoro e di schede prodotto. Poi, anno dopo anno, si è fatta più spessa: arrivarono le comparative, le tabelle dove i prodotti si misuravano uno contro l’altro, e per me che li fabbricavo era come vedersi nudi allo specchio. Vennero le interviste, gli approfondimenti, le pagine di Dental Tech che raccontavano il digitale prima ancora che il digitale ci travolgesse tutti. Ogni numero un gradino, per lei e per me.
Poi vennero gli anni in cui pensai di non farcela. Il 2010, il crollo, una grande azienda che decise di prendersi il nostro mercato e cominciò a portar via i clienti uno a uno, come si stacca l’edera da un muro. Persi il trenta per cento, poi il quaranta, poi ancora il trenta. Licenziai partendo dalla famiglia, che è il modo più crudele di cominciare. Mi svegliavo con un pensiero solo e con quello andavo a dormire. E sul tavolo, ogni mese, il postino continuava a posarla. Non risolveva niente. Ma c’era. A volte una presenza che non risolve è l’unica cosa che ti tiene in piedi.
Poi venne il primo ordine, un gennaio del 2014, da un dentista della Sardegna: una manciata di monconi in titanio, qualche vite. Per chi non era lì, niente. Per me, il rametto che il gabbiano porta a chi sta annegando. In quei pezzi avevo messo tutto: la serietà che il mio cognome si portava dietro e la stessa cura che ogni mese ritrovavo su quelle pagine. Quella speranza si chiamava AbutmentCompatibili.com, e si chiama ancora così. Cambiavo pelle anch'io, come lei l'aveva cambiata pagina dopo pagina. E sul tavolo, a guardarmi rinascere, c'era sempre lei, più adulta ormai, come me.
Ora le tocca quello che tocca a tutte le cose: cambiare. Diventerà schermo, luce, qualcosa che si tocca col dito e non più con la mano intera.
Forse è giusto. Eppure lasciatemi essere, per una volta, di quelli che non fingono indifferenza.
Mi mancherà il peso.
Mi mancherà il gesto. Mi mancherà il postino che la posa sul tavolo, in mezzo a tutto il resto della vita. Abbiamo fatto la stessa strada, lei e io. Siamo partiti magri e spaventati, dalla parte di chi non eredita niente e deve dimostrare tutto. Non eravamo i più grandi, non eravamo i più blasonati. Eravamo i più ostinati. Abbiamo resistito anche quando i grandi venivano a prendersi ciò che era nostro, e siamo diventati adulti negli stessi anni, sullo stesso tavolo. Per questo, quando un tempo scrissi “non siamo mai stati tutti uguali, noi siamo differenti”, parlavo anche di lei senza saperlo.
A te che leggi, e che forse senza accorgertene stai sfogliando una delle ultime, dico solo questo.
Conserva questa copia. Un giorno la ritroverai, e sarà la prova che c’è stato un tempo in cui il nostro lavoro si posava paziente su una pagina che si poteva piegare. Adesso lei cambia forma, non si ferma. E io resto. Resto con i mieimonconi, le mie viti, il mio sito che si apre ogni giorno. E da oggi, su quello stesso schermo, si aprirà anche lei. Saluto non un fornitore, non una testata, ma un coetaneo, e gli prometto che la parte di noi che non si dismette continuerà a presentarsi, puntuale, come il postino di un tempo.
Grazie, INFODENT. Per i trentasei anni di carta, e per ciò che sarai altrove. Per essere arrivata ogni mese, su quel tavolo, qualunque cosa la vita stesse portando. Le cose cambiano. È giusto così. E certe presenze non si dismettono: cambiano strada, e te le ritrovi accanto. Noi, come te, ci saremo sempre.
Le parole hanno il potere di custodire ciò che il tempo trasforma. Con questo racconto hai dato voce non solo alla storia di un'azienda, ma anche al legame profondo che ha unito INFODENT® ai professionisti del settore. Ti ringraziamo per aver condiviso un ricordo capace di emozionare e di ricordarci che il valore di una rivista non è nella carta che la sostiene, ma nelle persone che, come te, l'hanno fatta vivere mese dopo mese.
Grazie per aver camminato con noi in questo lungo viaggio.
Il Team di INFODENT

