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Numero di denti e sopravvivenza nel tumore del pancreas
uomo che mostra i denti al medico
Uno studio pubblicato sul Journal of Hepato-Biliary-Pancreatic Sciences ha analizzato il possibile rapporto tra alcune condizioni orali preoperatorie e la sopravvivenza a lungo termine nei pazienti sottoposti a resezione chirurgica per adenocarcinoma duttale pancreatico.

In particolare, i ricercatori hanno concentrato l’attenzione sul numero di denti naturali e sulla presenza di occlusione dei denti posteriori.

Lo studio ha preso in esame pazienti sottoposti a pancreatectomia radicale presso l’Hiroshima University Hospital tra il 2014 e il 2022. Dei 343 pazienti inizialmente eleggibili, 339 disponevano di una valutazione odontoiatrica preoperatoria e sono stati quindi inclusi nell’analisi finale. L’età mediana era di 71 anni e il numero mediano di denti naturali era pari a 23.

La valutazione odontoiatrica veniva effettuata prima dell’intervento chirurgico. I denti del giudizio erano esclusi dal conteggio, per un massimo di 28 denti naturali per paziente. I ricercatori hanno quindi suddiviso i partecipanti in due gruppi: 135 pazienti con 20 denti o meno e 204 con almeno 21 denti. La soglia di 21 denti è stata scelta sulla base di precedenti studi richiamati dagli autori, nei quali questo numero viene considerato indicativo di una dentizione funzionale ed è associato a un migliore stato di salute generale.

Oltre al numero di denti naturali, lo studio ha preso in considerazione anche l’occlusione dei denti posteriori, valutando la presenza dei premolari e molari, naturali o sostituiti protesicamente. Questo parametro è stato analizzato perché la funzione masticatoria rappresenta una delle principali funzioni dei denti.

Il risultato principale riguarda però il numero di denti naturali. I pazienti con almeno 21 denti hanno mostrato una sopravvivenza mediana di 60,7 mesi, contro i 39,1 mesi osservati nel gruppo con 20 denti o meno. La differenza è risultata statisticamente significativa. Al contrario, non sono emerse differenze significative nella sopravvivenza tra chi presentava un’occlusione posteriore completa e chi aveva un’occlusione incompleta.

L’associazione tra numero di denti e sopravvivenza è rimasta significativa anche dopo avere considerato altri fattori prognostici preoperatori, patologici e legati al trattamento. Nell’analisi multivariata, avere 20 denti naturali o meno è risultato indipendentemente associato a una prognosi peggiore.

Gli autori hanno osservato inoltre che i pazienti con meno denti tendevano a essere più anziani e presentavano più frequentemente alcune condizioni concomitanti, tra cui diabete e disfunzione renale. Mostravano anche profili immuno-nutrizionali meno favorevoli e una minore percentuale di completamento della chemioterapia adiuvante. Nonostante ciò, molti dei marcatori immuno-nutrizionali considerati nello studio non sono emersi come fattori prognostici indipendenti.

Secondo l’interpretazione proposta dagli autori, il numero di denti naturali potrebbe riflettere qualcosa di più ampio rispetto alla sola condizione della bocca. La perdita dei denti è infatti un fenomeno cumulativo e in gran parte irreversibile, influenzato nel corso della vita da diversi fattori, tra cui stato nutrizionale, infiammazione cronica, fragilità, comportamenti legati alla salute, condizione socioeconomica e accesso alle cure mediche e odontoiatriche. Per questo motivo, il numero di denti naturali potrebbe rappresentare una sorta di indicatore della vulnerabilità generale del paziente accumulata nel tempo.

Diverso il discorso per l’occlusione posteriore. Gli autori sottolineano che questa condizione può essere modificata attraverso interventi odontoiatrici e riabilitazioni protesiche e, quindi, una singola valutazione preoperatoria potrebbe non rappresentare adeguatamente la situazione nel lungo periodo. Inoltre, nello studio non sono state misurate direttamente né la forza occlusale né la reale capacità masticatoria.

Un dato interessante emerge anche dalla combinazione dei due parametri: i pazienti con almeno 21 denti naturali e occlusione posteriore completa hanno mostrato la prognosi più favorevole, mentre quelli con 20 denti o meno e occlusione incompleta hanno registrato quella peggiore, con una sopravvivenza mediana rispettivamente di 76,4 e 32,5 mesi.

Gli stessi ricercatori invitano però alla cautela nell’interpretazione. Il numero di denti naturali non deve essere considerato la causa di una prognosi migliore o peggiore, né un obiettivo terapeutico modificabile. Può piuttosto rappresentare un indicatore prognostico semplice, oggettivo e immediatamente disponibile, capace di aggiungere informazioni alla valutazione complessiva del paziente prima dell’intervento.

Leggi lo studio originale.

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