INFODENT_8-9_2026

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Amalgama dentale verso l'uscita definitiva dal mercato europeo
Amalgama dentale in otturazione
Dal divieto d'uso alle nuove regole su produzione e importazione, il phase-out del mercurio impone agli studi odontoiatrici attenzione clinica, valutazione del rischio e gestione rigorosa dei rifiuti.

Dal 1° gennaio 2025 l’amalgama dentale non può più essere utilizzata nei trattamenti eseguiti nell’Unione europea, salvo quando il dentista la ritenga strettamente necessaria per specifiche esigenze mediche del paziente. È il passaggio più rilevante di un percorso normativo che punta a ridurre progressivamente la presenza del mercurio in odontoiatria.

Il divieto non chiude però il dossier. Negli studi continueranno a essere rimosse otturazioni realizzate negli anni precedenti e resteranno possibili applicazioni limitate nei casi coperti dalla deroga sanitaria. Per i professionisti, quindi, il phase-out non significa la scomparsa immediata del rischio, ma l’avvio di una fase in cui prevenzione, manutenzione delle apparecchiature e gestione dei residui diventano ancora più centrali.

 

Le scadenze introdotte dalle norme europee

Il quadro internazionale deriva dalla Convenzione di Minamata, ratificata dall’Italia con la legge 8 ottobre 2020, n. 134. A livello europeo, il regolamento UE 2017/852 disciplina l’uso, il commercio, lo stoccaggio e la gestione dei rifiuti contenenti mercurio.

Per il settore odontoiatrico, una prima limitazione era già entrata in vigore il 1° gennaio 2019. Da quella data è vietato impiegare mercurio in forma libera ed è consentito utilizzare soltanto amalgama incapsulata e predosata.

Il regolamento UE 2024/1849 ha rafforzato il sistema. Dal 1° gennaio 2025 l’amalgama dentale non può essere utilizzata nei trattamenti, fatta eccezione per i casi in cui il professionista la giudichi strettamente necessaria in relazione alle esigenze mediche del singolo paziente. Dalla stessa data è vietata anche l’esportazione.

Il calendario ha previsto un ulteriore passaggio dal 1° luglio 2026, quando sono state vietate la fabbricazione e l’importazione di amalgama dentale. In Italia, il decreto del Ministero della salute dell’11 novembre 2020 aveva già adottato il piano nazionale per la progressiva eliminazione del materiale.

 

Perché il mercurio resta sotto osservazione

Il mercurio è un metallo pesante persistente. Può diffondersi nell’ambiente e trasformarsi negli ecosistemi acquatici in metilmercurio, una forma capace di accumularsi negli organismi e di concentrarsi lungo la catena alimentare. I possibili effetti tossici interessano in particolare il sistema nervoso. L’amalgama dentale contiene una percentuale rilevante di mercurio, combinato con argento, stagno, rame e altri metalli.

Il rischio ambientale non riguarda soltanto il momento dell’applicazione. Emissioni e rilasci possono verificarsi lungo l’intero ciclo di vita del materiale, dalla produzione all’impiego clinico, fino alla rimozione delle vecchie otturazioni e alla gestione degli scarti.

È proprio questa dimensione complessiva ad aver orientato le politiche europee. Il phase-out non risponde infatti a un singolo problema clinico, ma alla necessità di ridurre progressivamente la circolazione del mercurio e il suo rilascio nell’ambiente.

 

L’uso è già in forte calo

I dati nazionali indicano una riduzione costante delle confezioni di amalgama vendute. Nel 2021 erano 6.708. Nel 2022 sono scese a 4.256 e nel 2023 a 3.276. Il calo mostra che la transizione era già in corso prima dell’entrata in vigore del divieto europeo del 2025. Anche i quantitativi di rifiuti ritirati e stoccati sono diminuiti dopo il valore massimo registrato nel 2022. Il volume dei residui resta comunque rilevante.

Molte otturazioni collocate negli anni precedenti continueranno a essere rimosse per motivi clinici, alimentando ancora per diverso tempo il flusso dei rifiuti contenenti mercurio.

Il divieto, inoltre, non comporta la sostituzione automatica dei restauri esistenti. La rimozione deve essere valutata dal dentista sulla base delle condizioni cliniche del paziente. Intervenire senza una reale indicazione potrebbe determinare un’esposizione aggiuntiva a particelle e vapori generati durante la fresatura.

 

Una transizione che prosegue dentro gli studi

Il phase-out europeo segna il superamento dell’amalgama come materiale di impiego ordinario, ma non cancella ciò che è già presente nella bocca dei pazienti e nelle procedure operative degli studi.

La nuova fase richiede due comportamenti distinti. Sul piano clinico occorre evitare sostituzioni non necessarie e valutare ogni intervento in funzione delle condizioni del paziente. Sul piano organizzativo restano indispensabili valutazione del rischio, aspirazione efficace, refrigerazione, separatori conformi e corretta gestione dei rifiuti.

La vera uscita dal mercurio sarà quindi graduale. Le norme riducono l’ingresso di nuovo materiale nel sistema, mentre ai professionisti spetta gestire in sicurezza l’eredità delle otturazioni realizzate in passato. È su questo terreno, più che sul solo rispetto delle scadenze, che si misura la qualità della transizione.

Immagine generata con AI.

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