Al centro dei lavori alcuni dei dossier più rilevanti per i dentisti italiani: il possibile riordino della figura dell’odontotecnico, le borse di studio per le specializzazioni di area non medica, il riconoscimento dell’odontologia forense e l’ipotesi di un registro ordinistico dedicato alla medicina estetica. Aprendo il Consiglio nazionale, il presidente ANDI ha descritto l’attuale fase come una «cerniera dei tempi»: un passaggio che collega due epoche ma che, allo stesso tempo, segna una discontinuità netta rispetto al passato.
Dietro la formula scelta da Bondi c’è la consapevolezza di una professione chiamata a confrontarsi con cambiamenti normativi, tecnologici e organizzativi sempre più rapidi. Secondo il presidente, la risposta non può essere affidata alle singole iniziative territoriali o alla sola dirigenza nazionale, ma richiede una collaborazione concreta tra associati, sezioni provinciali, dipartimenti regionali e vertici dell’Associazione. La coesione interna, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto un principio associativo. È una condizione necessaria per ottenere risultati nei tavoli politici e per rafforzare il posizionamento dell’odontoiatria nei processi decisionali che riguardano la sanità e le professioni.
Odontotecnici, apertura all’evoluzione ma non al riconoscimento sanitario
Uno dei primi temi affrontati è stato quello della richiesta di inserire gli odontotecnici tra le professioni sanitarie. La deputata ha riconosciuto la necessità di aggiornare una disciplina ancora legata al Regio Decreto del 1934, soprattutto alla luce dell’evoluzione digitale e tecnologica che ha trasformato profondamente il lavoro di laboratorio.
L’apertura, tuttavia, riguarda un aggiornamento culturale e professionale della figura, non il suo passaggio nell’area sanitaria. Secondo la posizione illustrata durante il Consiglio, le competenze dell’odontotecnico devono continuare a essere ricondotte agli aspetti tecnici e tecnologici della produzione dei dispositivi, mantenendo la professione nell’ambito delle arti ausiliarie.
L’ipotesi di una trasformazione in professione sanitaria è stata invece esclusa, anche per le criticità che potrebbe presentare rispetto al quadro regolatorio europeo. Resta quindi centrale la distinzione tra chi realizza il dispositivo su prescrizione e chi assume la responsabilità clinica della diagnosi, della progettazione terapeutica e del trattamento del paziente.
Specializzazioni odontoiatriche, il nodo delle borse di studio
Schifone ha poi richiamato l’introduzione delle borse di studio per le scuole di specializzazione di area sanitaria riservate ai laureati non medici. Il provvedimento è stato definito un primo passo concreto per colmare una disparità che per anni ha riguardato anche gli odontoiatri. Il valore della misura non è soltanto economico. Il riconoscimento di una borsa attribuisce maggiore dignità al percorso specialistico e avvicina il trattamento degli specializzandi non medici a quello previsto per i colleghi di formazione medica.
La questione, tuttavia, non può dirsi risolta. L’ammontare delle risorse e il numero dei contratti dovranno crescere gradualmente, tenendo conto della sostenibilità della spesa pubblica. Per la professione sarà quindi necessario continuare a presidiare il tema, affinché il primo stanziamento non rimanga un intervento isolato.
Nel quadro delle specializzazioni è stata ricordata anche la proposta, sostenuta da ANDI, di introdurre la figura dell’odontologo forense attraverso uno specifico percorso formativo. Una qualificazione strutturata permetterebbe di definire con maggiore chiarezza competenze oggi esercitate in ambiti delicati, dalla valutazione del danno odontoiatrico all’identificazione personale, fino alle consulenze nei procedimenti civili e penali.
Medicina estetica, no a una separazione tra medici e odontoiatri
Un ulteriore passaggio ha riguardato la possibilità di istituire un nuovo registro ordinistico dedicato alla medicina estetica. Schifone ha espresso una contrarietà generale alla proliferazione di elenchi e raggruppamenti interni agli Ordini. Qualora il progetto dovesse comunque proseguire, la deputata ha indicato una condizione precisa: il registro dovrebbe comprendere unitariamente medici e odontoiatri, senza creare percorsi distinti o gerarchie professionali.
Il tema è particolarmente sensibile per gli odontoiatri che svolgono attività di medicina estetica nel distretto facciale. Una separazione formale potrebbe infatti tradursi in una differenziazione tra professionisti di “serie A” e di “serie B”, non coerente con la formazione sanitaria dell’odontoiatra e con la sua competenza anatomica e clinica sul distretto orale e periorale.
Il rapporto tra rappresentanza professionale e politica
La conclusione dell’intervento è stata dedicata al rapporto tra ANDI e il Governo. Schifone ha descritto il confronto in corso come virtuoso, fondato sulla capacità dell’Associazione di formulare proposte tecniche e sulla disponibilità delle istituzioni ad ascoltarle.
Per ANDI si tratta di un riconoscimento rilevante, ma anche di una responsabilità. Un canale politico efficace produce risultati soltanto quando le richieste della categoria sono sostenute da analisi solide, posizioni condivise e una visione che non tuteli esclusivamente il professionista, ma tenga conto anche della sicurezza delle cure e della salute dei cittadini.
I dossier discussi al Consiglio nazionale non sono questioni astratte. Incidono sui confini delle competenze, sull’accesso alla formazione, sulle opportunità professionali e sull’identità stessa dell’odontoiatra. La qualità del confronto istituzionale sarà quindi misurata sulla capacità di trasformare le aperture politiche in norme chiare e applicabili, evitando sovrapposizioni professionali e nuove aree di incertezza.
Foto Credits: ANDI

