INFODENT_8-9_2026

È online la rivista digitale di Agosto-Settembre.

Biomateriali in odontoiatria: dalla sostituzione alla biointerazione
Ilenia Geretto, procuratrice Speciale UBGEN srl
Nuovi scenari nei biomateriali odontoiatrici tra ricerca, clinica e responsabilità professionale secondo l'esperienza di Ilenia Geretto.

 

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Sig.ra Geretto, come definirebbe oggi il ruolo dei biomateriali in odontoiatria moderna?

Il ruolo dei biomateriali in odontoiatria è profondamente cambiato negli ultimi decenni. Da semplici materiali riempitivi o sostitutivi, oggi sono elementi centrali di un approccio biologico alla terapia. Il biomateriale non è più solo un supporto meccanico, ma un’interfaccia attiva tra clinico e tessuti, in grado di favorire i processi di guarigione. La scelta del materiale influisce quindi sulla funzione e sulla risposta biologica dei tessuti duri e molli, con impatto diretto su qualità e stabilità dei risultati. L’odontoiatria moderna richiede materiali biocompatibili, affidabili
e integrabili armoniosamente con l’organismo, rispondendo a sicurezza e predicibilità. Concetti come biofunzionalità, osteoconduttività e, in alcuni casi, bioinduttività sono oggi parte integrante del processo decisionale, in particolare in ambito implantare e rigenerativo. Questo approccio rende i trattamenti più prevedibili, meno invasivi e riduce le complicanze a medio e lungo termine. 

 

Quali sono le principali classi di biomateriali attualmente utilizzate in ambito odonotiatrico?

In odontoiatria esistono diverse classi di biomateriali per specifiche esigenze cliniche. Le ceramiche, come zirconia e vetroceramiche, sono utilizzate in protesi per resistenza, stabilità ed estetica; la zirconia ha un ruolo crescente anche in implantologia. I polimeri, come le resine composite, sono fondamentali in odontoiatria restaurativa e negli ultimi anni hanno migliorato resistenza, stabilità cromatica e contrazione da polimerizzazione. I metalli, soprattutto le leghe di titanio, rimangono un riferimento per biocompatibilità e osteointegrazione.
Accanto a queste, i biomateriali compositi e bioattivi, come i cementi a base di silicato di calcio, rappresentano un’area di forte innovazione, soprattutto in endodonzia e odontoiatria conservativa. Inoltre, innesti ossei e membrane barriera sono imprescindibili nella chirurgia orale. Le membrane si dividono in non riassorbibili, come il PTFE, stabili ma con rischio di complicanze e necessità di rimozione, e riassorbibili, che degradano spontaneamente e riducono il rischio di esposizione. Le membrane riassorbibili sono in evoluzione, con miglioramenti in durata, resistenza e bioattività, rendendole sempre più affidabili anche nei casi complessi.

 

Negli ultimi anni si parla molto di bioattività. Cosa significa concretamente?

La bioattività è uno dei concetti chiave dei biomateriali odontoiatrici. Un materiale bioattivo interagisce con l'ambiente biologico circostante, stimolando risposte cellulari favorevoli, come formazione di legami con l'osso, mineralizzazione o modulazione dell'infiammazione. Bioceramici e cementi a base di silicato di calcio rilasciano ioni calcio e fosfato, favorendo la formazione di idrossiapatite e creando un ambiente favorevole alla rigenerazione. 
Anche i materiali da innesto osseo rientrano tra i principali esempi di bioattività: tra allograft, xenograft e sintetici, gli xenograft bovini sono tra i più documentati per comportamento biologico e affidabilità clinica. La bioattività accompagna la guarigione, migliorando stabilità e predicibilità dei risultati, soprattutto in contesti complessi.

 

Quali innovazioni hanno maggiormente influenzato l'implantologia negli ultimi anni?

Le innovazioni si sono concentrate sulle superfici implantri, progettate per essere micro e nanotesturizzate, aumentando l'area di contatto con l'osso e migliorando l'adesione delle cellule osteoblastiche, per un'osteointegrazione più rapida e stabile. Rivestimenti bioattivi e trattamenti superficiali favoriscono la risposta biologica precoce, permettendo carico anticipato e immediato in molti casi. Cresce anche l'attenzione all'interazione tra impianto e tessuti molli, per preservare salute e stabilità a lungo termine.

 

In odontoiatria restaurativa, quali sono le novità più rilevanti dal punto di vista dei materiali?

I materiali restaurativi evolvono per estetica, resistenza e approccio minimamente invasivo. Le resine composite di ultima generazione hanno distribuzione ottimizzata delle particelle, equilibrando resistenza ed estetica. Le ceramiche CAD/CAM sono affidabili e durature. I materiali ibridi, con matrice ceramica e componenti polimeriche, coniugano elasticità e robustezza riducendo fratture. Cresce l'interesse per materiali a rilascio ionico, che supportano prevenzione della carie e integrità marginale, introducendo un approccio più biologico. 

 

Il digitale ha influenzato anche lo sviluppo dei biomateriali?

Il digitale ha avuto un forte impatto. Tecnologie CAD/CAM e stampa 3D richiedono materiali standardizzati e prevedibili, portando alla produzione di blocchi e dischi preformati con controllo qualità rigoroso.
La progettazione protesica integrata al digitale permette pianificazione più precisa dei trattamenti. Tuttavia, la tecnologia non sostituisce la conoscenza dei materiali: comprenderne le proprietà resta essenziale per risultati affidabili e predicibili.

 

Qual è il ruolo della ricerca traslazionale in questo ambito?

La ricerca traslazionale collega ricerca di base e applicazione clinica, trasformando le innovazioni in benefici reali per il paziente.
Studi in vitro e in vivo valutano risposta cellulare, biocompatibilità e comportamento a lungo termine dei materiali. Solo percorsi rigorosi, inclusi studi clinici controllati, permettono di introdurre nuovi biomateriali in modo responsabile, riducendo il rischio di insuccessi e costruendo solide evidenze scientifiche.

 

Secondo il suo parere, ci sono limiti o criticità ancora aperte nell'uso dei biomateriali?

Rimangono alcune criticità. La risposta biologica individuale può variare per patologie o abitudini del paziente. La durabilità a lungo termine è centrale, soprattutto per materiali nuovi. L'uso improprio o semplificato senza formazione adeguata può compromettere predicibilità e qualità dei risultati clinici.

 

Se dovesse individuare un cambiamento di paradigma nei biomateriali odontoiatrici, quale sarebbe?

Il cambiamento riguarda il rapporto tra biomateriale e organismo. Oggi i materiali dialogano con i tessuti e si adattano alle condizioni biologiche locali, favorendo guarigione e integrazione. La personalizzazione, resa possibile dalle tecnologie digitali, punta a maggiore coerenza tra indicazione clinica, risposta biologica e risultati a lungo termine, con un futuro legato a conoscenza scientifica, tecnologia e responsabilità clinica.

 


 

Ilenia Geretto

Procuratrice Speciale UBGEN srl. Da più di 10 anni cura lo sviluppo di dispositivi medici per l'implantologia e la chirurgiarigenerativa.

 

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