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Etica della ricerca in parodontologia: perché la qualità delle fonti riguarda anche la pratica clinica
ricercatori che dialogano
Ritrattazioni, riviste predatorie, conflitti di interesse e scarsa condivisione dei dati possono alterare le evidenze su cui si basano diagnosi e terapie. Una revisione del 2026 richiama ricercatori e professionisti dentali a una lettura più critica della letteratura scientifica.

Una ricerca su PubMed ha individuato 107.725 pubblicazioni collegate alla parodontologia. Tra queste, 117 risultavano classificate come articoli ritirati e 2.841 come revisioni sistematiche. I numeri, raccolti nel giugno 2025, mostrano un problema che non riguarda soltanto il mondo accademico: uno studio inaffidabile può entrare in una metanalisi, influenzare una linea guida e arrivare fino alla decisione clinica.

È il tema affrontato da Carla Brigitte Susan Kohl e Clovis Mariano Faggion Jr nella revisione narrativa Evidence-Based Periodontology: Ethical Considerations in Research and Publication, pubblicata nel 2026 sul Journal of Evidence-Based Dental Practice. Gli autori analizzano le principali vulnerabilità etiche della ricerca parodontale: ritrattazioni, editoria predatoria, conflitti di interesse, finanziamenti, consenso informato, condivisione dei dati e attribuzione della paternità scientifica.

 

Più pubblicazioni, più controlli necessari

La produzione scientifica in parodontologia è cresciuta in modo costante dal 2000. La crescita della letteratura amplia le conoscenze disponibili, ma rende più complesso distinguere le evidenze solide da quelle fragili. Secondo l’analisi esplorativa degli autori, più di 100 pubblicazioni di area parodontale sono state ritirate tra il 1998 e il 2024. L’aumento più evidente si osserva dopo il 2020, con un picco nel 2022. Tra le possibili cause vengono indicate le cosiddette paper mills, organizzazioni che producono manoscritti e dati falsificati, la manipolazione del processo di peer review e altre forme di frode editoriale. La riduzione delle ritrattazioni osservata dopo il picco non prova che il fenomeno sia in calo: il ritiro di un articolo può avvenire diversi anni dopo la pubblicazione.

 

Quando uno studio ritirato continua a essere citato

La ritrattazione segnala che un lavoro non è più affidabile a causa di errori sostanziali, problemi metodologici o condotte scorrette. L’articolo, però, può continuare a circolare in formato PDF, rimanere negli archivi personali ed essere citato in lavori successivi. È uno dei rischi più rilevanti per la pratica evidence-based. Se uno studio ritirato viene incluso in una revisione sistematica, può modificare la stima dell’efficacia di un trattamento e alterare le conclusioni della sintesi. In un settore in cui le linee guida cliniche si fondano su revisioni e metanalisi, la verifica dello stato delle fonti non è un dettaglio editoriale.

 

Riviste predatorie: apparire scientifiche non basta

Un’altra criticità è rappresentata dalle riviste predatorie, testate che richiedono denaro agli autori senza offrire una reale revisione scientifica o adeguate garanzie editoriali. Nell’indagine esplorativa descritta da Kohl e Faggion, 10 riviste odontoiatriche sospette sono state esaminate per accessibilità, indicizzazione, qualità dei siti e trasparenza dei comitati editoriali. Due siti non erano più disponibili. Negli altri comparivano segnali ricorrenti: tempi di peer review irrealistici, invio degli articoli tramite semplice e-mail, archivi incompleti, immagini incongrue e ambiti disciplinari tanto ampi da includere settori privi di relazione tra loro.

 

Consenso informato e dati ancora difficili da verificare

L’integrità della ricerca non si esaurisce nella pubblicazione. Un’analisi su 74 trial randomizzati dedicati alle procedure di copertura radicolare ha riscontrato una documentazione assente o insufficiente del consenso informato negli articoli e nei registri clinici. Il consenso, inoltre, non coincide con una firma. Il paziente deve comprendere obiettivi, rischi, benefici e alternative. Materiali semplificati, supporti audiovisivi e comunicazione strutturata possono migliorare la comprensione, soprattutto nei percorsi parodontali complessi e prolungati.

La condivisione dei dati rimane limitata. Tra 752 trial odontoiatrici pubblicati dal 2017 al 2023, soltanto il 15,8% rendeva disponibili i dati o dichiarava l’intenzione di condividerli. In un confronto tra trial parodontali e ortodontici, la condivisione aperta riguardava rispettivamente il 2,7% e il 7,4%.

 

Che cosa cambia per il professionista dentale

Odontoiatri e igienisti dentali non devono trasformarsi in revisori editoriali. Devono però evitare di considerare affidabile uno studio soltanto perché è pubblicato, accessibile online o citato molte volte. Prima di trasferire un risultato nella pratica può essere utile controllare lo stato dell’articolo, la reale indicizzazione della rivista, la presenza di una revisione tra pari, le fonti di finanziamento, i conflitti di interesse e la disponibilità del protocollo o dei dati.

La ricerca evidence-based non dipende dal volume delle pubblicazioni, ma dalla loro qualità e verificabilità. Un articolo ritirato, una rivista predatoria o un finanziamento non dichiarato possono produrre conseguenze che superano l’ambito accademico. La prima forma di tutela del paziente, in questo caso, è scegliere con attenzione quali evidenze meritano di entrare nello studio.

 

Fonte: Kohl CBS, Faggion CM Jr. Evidence-Based Periodontology: Ethical Considerations in Research and Publication. Journal of Evidence-Based Dental Practice. 

Immagine generata con AI.

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