Il documento è stato adottato durante la tre giorni iniziata l’8 luglio a Roma, che ha riunito i Presidenti degli Ordini territoriali dei Medici e si è conclusa con il Consiglio nazionale.
L’iniziativa nasce da un appello internazionale del mondo sanitario e civile dedicato al diritto alla salute delle persone migranti nell’ambito del Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo.
Pur senza entrare nel merito delle scelte di politica migratoria, la FNOMCeO ha voluto riaffermare un principio considerato essenziale: l’atto medico deve restare fondato sulla cura, sulla scienza, sulla coscienza e sulla deontologia e non può essere utilizzato per finalità estranee alla tutela della salute.
Secondo quanto riportato nell’Ordine del Giorno, le attività sanitarie di screening, valutazione e presa in carico delle persone migranti devono avere finalità esclusivamente cliniche. Il loro obiettivo deve essere quello di individuare bisogni di salute, condizioni di vulnerabilità, fragilità fisiche e psichiche, necessità assistenziali e percorsi di cura appropriati.
La Federazione sottolinea inoltre la necessità che queste attività siano svolte in un ambiente sanitario, con il coinvolgimento delle competenze necessarie, e che rimangano chiaramente separate dalle funzioni di pubblica sicurezza, trattenimento, controllo amministrativo o rimpatrio.
Al centro del documento vi è anche il ruolo del medico, che non deve essere trasformato in un ausiliario dell’ordine pubblico. Il compito del professionista sanitario resta quello di tutelare la salute della persona, indipendentemente dalla sua condizione giuridica, nel rispetto dell’articolo 32 della Costituzione e dei principi del Codice di deontologia medica.
Per questo la FNOMCeO ritiene necessario sostenere i medici che operano nei contesti di frontiera, nei centri di accoglienza e nei luoghi di trattenimento, affinché possano svolgere la propria attività mantenendo autonomia professionale, senza pressioni improprie e senza sovrapposizioni di ruolo.
«La tutela della salute delle persone migranti non è una variabile dell’ordine pubblico», conclude il documento.
Un principio che richiama la professione medica alla sua missione fondamentale: curare, proteggere e tutelare la dignità di ogni persona, soprattutto nei contesti più complessi.

