In questo contesto si inserisce il videomessaggio del Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, trasmesso nell’ultima edizione di FNOMCeO Tg Sanità, che offre una riflessione significativa sul ruolo dei medici e, più in generale, di tutti i professionisti sanitari, all’interno del Servizio sanitario nazionale.
Richiamando la parabola evangelica del Buon Samaritano, Anelli sottolinea come l’impegno dei medici si traduca quotidianamente nel “prendersi cura” di chi soffre, fino quasi a farsi carico del dolore del paziente. Non si tratta di una semplice evocazione simbolica, ma di un riferimento concreto alla dimensione relazionale della professione sanitaria.
La medicina contemporanea, caratterizzata da elevata specializzazione e crescente complessità tecnologica, rischia talvolta di ridurre la centralità della persona. Il richiamo alla compassione – intesa non come sentimento generico, ma come partecipazione attiva e responsabile alla sofferenza dell’altro – ribadisce invece un principio fondativo: la cura non è solo prestazione tecnica, ma relazione, ascolto, responsabilità.
In questa prospettiva, la “presa in carico” diventa il fulcro dell’identità professionale. Non rifiutare mai una prestazione, rispondere al bisogno, considerare la sofferenza come un imperativo etico sono elementi che definiscono non soltanto il singolo atto clinico, ma l’intero impianto valoriale del Servizio sanitario nazionale.
Nel suo intervento, il Presidente FNOMCeO richiama esplicitamente il ruolo del SSN come sistema universalistico fondato sul diritto alla tutela della salute. In Italia, il diritto alla cura discende dall’essere persona, indipendentemente da condizioni economiche o sociali: un principio che rende il nostro modello un riferimento a livello internazionale.
Tuttavia, accanto a questa dimensione ideale, emergono criticità strutturali sempre più evidenti. Anelli parla di “inappropriatezza organizzativa” diffusa, che rallenta le risposte e mette in difficoltà gli operatori sanitari proprio nel momento in cui le prestazioni diventano necessarie. Liste d’attesa, carenze di personale, rigidità burocratiche e inefficienze gestionali rappresentano oggi una delle principali sfide per la sostenibilità del sistema.
In tale scenario, la dimensione etica della professione assume un valore ancora più rilevante. Il rischio è che le difficoltà organizzative si traducano in una progressiva frustrazione degli operatori e in una percezione di distanza da parte dei cittadini. Recuperare lo “spirito di solidarietà” evocato dal Presidente significa rafforzare il senso di appartenenza a un sistema che, pur tra criticità, ha garantito negli anni elevati livelli di tutela sanitaria.
La Giornata Mondiale del Malato non è soltanto un momento di preghiera o di riflessione spirituale, ma un’occasione per ribadire il valore sociale della professione medica e odontoiatrica. Medici, odontoiatri, infermieri, operatori sanitari, volontari e familiari costituiscono una rete di assistenza che va oltre l’atto clinico e si estende al sostegno umano, psicologico e relazionale.
Nel contesto odontoiatrico, ad esempio, il concetto di “prendersi cura” si traduce non solo nella gestione della patologia orale, ma nell’attenzione alla qualità della vita del paziente, alla prevenzione, all’educazione sanitaria e alla costruzione di un rapporto fiduciario stabile nel tempo. La dimensione empatica, se integrata con competenza clinica e aggiornamento continuo, diventa parte integrante della qualità dell’assistenza.
La parabola del Samaritano richiama inoltre un aspetto cruciale: la disponibilità a fermarsi. In una sanità caratterizzata da tempi contingentati e carichi di lavoro elevati, dedicare attenzione reale alla persona richiede consapevolezza professionale e organizzazione adeguata. È qui che si intrecciano responsabilità individuali e scelte di sistema.
Nelle parole di Anelli emerge un messaggio chiaro: il diritto alla salute, in Italia, è un diritto universale che contribuisce a definire l’identità stessa del Paese. Difendere e rafforzare questo principio significa tutelare non solo i pazienti, ma anche la dignità della professione sanitaria.
La XXXIV Giornata Mondiale del Malato invita dunque a una duplice riflessione: da un lato, riconoscere e valorizzare l’impegno quotidiano di chi opera nella sanità; dall’altro, promuovere un sistema capace di sostenere concretamente tale impegno, riducendo le criticità organizzative e garantendo risposte tempestive e appropriate.
La “compassione del Samaritano” diventa così una metafora operativa: non un semplice richiamo etico, ma un orientamento concreto per una sanità che coniughi competenza, efficienza e umanità. In un contesto in continua evoluzione, riaffermare il primato della persona rappresenta la condizione indispensabile per preservare il valore universale del diritto alla salute.

