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I Neanderthal praticavano cure odontoiatriche complesse già 60.000 anni fa
Denti Neanderthal
Una recente ricerca pubblicata su National Geographic ha gettato nuova luce sulle capacità cliniche dell'Homo neanderthalensis, dimostrando come questi antichi ominidi non solo fossero in grado di identificare le cause del dolore, ma collaborassero attivamente per risolverle attraverso procedure paragonabili a una forma primordiale di odontoiatria conservativa.

La scoperta è avvenuta all'interno della grotta di Chagyrskaya, situata nei monti Altai nella Siberia sudoccidentale, un sito paleontologico noto per aver restituito numerosi fossili di ominidi. Tra questi, l'attenzione dei ricercatori si è focalizzata sull'esemplare denominato “molare Chagyrskaya 64”, un dente appartenuto a un individuo adulto che presentava un profondo ascesso esteso dalla corona fino alla cavità pulpare.

Inizialmente la lesione era stata scambiata per il risultato dell'usura naturale o dell'azione degli agenti atmosferici. Tuttavia, un'analisi microscopica approfondita condotta dall'antropologa Alisa Zubova, dell'Accademia Russa delle Scienze, ha rivelato una struttura insolita: il foro era composto da tre cavità parzialmente sovrapposte, una conformazione del tutto differente dalle fratture provocate da traumi meccanici. Il successivo impiego di uno scanner micro-CT ha mostrato la presenza di minuscoli graffi e scanalature che avvolgevano le pareti di ciascuna cavità, orientati tutti nella stessa direzione. Secondo il paleoarcheologo Andrey Krivoshapkin, coautore dello studio, questo specifico pattern è compatibile esclusivamente con un movimento rotatorio o di perforazione eseguito intenzionalmente attraverso l'uso di uno strumento litico duro e appuntito, volto a rimuovere la parte interna danneggiata del dente.

Per validare scientificamente l'ipotesi dell'intervento antropico, il team di ricerca ha condotto uno studio sperimentale volto a ricreare le medesime cavità. Utilizzando frammenti di diaspro – una roccia locale particolarmente dura – gli studiosi hanno sagomato piccoli utensili appuntiti lunghi pochi centimetri e li hanno testati su tre denti umani moderni, tra cui un dente del giudizio estratto messo a disposizione da una delle ricercatrici, Lydia Zotkina. L'operazione è stata eseguita immergendo i campioni in acqua per simulare l'umidità del cavo orale e ruotando gli strumenti a mano. Il diaspro, avendo una durezza superiore a quella del tessuto dentale, ha permesso di praticare i fori in pochi minuti, sebbene l'operazione abbia richiesto estrema precisione per evitare la frantumazione del dente dovuta a un'eccessiva pressione.

Il confronto successivo tramite scansione micro-CT tra i fori sperimentali e il "molare Chagyrskaya 64" ha evidenziato una corrispondenza perfetta sia nella forma irregolare delle cavità sia nella dimensione delle scanalature interne. La paleoantropologa Marina Lozano ha inoltre evidenziato come la patologia infettiva in atto avesse probabilmente reso lo smalto del dente di Neanderthal più fragile e, di conseguenza, più facile da perforare.

L'analisi del reperto suggerisce che l'intervento abbia avuto successo e che il paziente sia sopravvissuto a lungo dopo la procedura. Le pareti delle cavità nel fossile non si sono presentate ruvide, bensì ampiamente lisce, segno che il successivo e continuo passaggio del cibo e delle fibre vegetali durante la masticazione ha levigato l'interno del dente nel corso del tempo.

Dal punto di vista clinico e comportamentale, questo ritrovamento sposta la prima testimonianza di perforazione delle cavità dentali a circa 40.000 anni prima rispetto alle evidenze finora attribuite agli esseri umani moderni. Come sottolineato dall'archeologa Penny Spikins dell'Università di York, l'intervento dimostra una spiccata lungimiranza e forza di volontà: i Neanderthal erano disposti a tollerare un acuto dolore a breve termine pur di ottenere un beneficio terapeutico duraturo, superando la reazione istintiva immediata e manifestando una reale comprensione delle cure mediche attive.

Fotografia di Zubova et Al., 2026, Plos one, CC-BY 4.0 Zubova et al 2026 Plos One.

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