Una protesi removibile non correttamente detersa può diventare un importante serbatoio di placca e microrganismi. Nei pazienti anziani, non autosufficienti o con capacità cognitive ridotte, le conseguenze possono andare oltre il cavo orale e contribuire al rischio di complicanze respiratorie. Da questa esigenza è nato l’incontro formativo organizzato il 7 luglio presso la Casa famiglia di Villa Glori della Caritas di Roma. La giornata, dedicata a operatori sociosanitari, infermieri e caregiver, ha affrontato il tema dell’igiene orale nei pazienti istituzionalizzati portatori di protesi removibili.
L’iniziativa è stata promossa dal Centro Odontoiatrico della Caritas di Roma e organizzata dalla Commissione di Odontoiatria Sociale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma. Il progetto era stato inizialmente concepito per le residenze sanitarie assistenziali, per poi essere adattato alle esigenze di altre strutture dedicate all’accoglienza e alla cura di persone fragili. Alla giornata hanno partecipato igienisti dentali della Caritas di Roma, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore–Fondazione Policlinico Gemelli e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. I professionisti hanno condiviso indicazioni operative, tecniche assistenziali e criteri utili a riconoscere precocemente le situazioni di rischio.
La scelta di rivolgersi direttamente a OSS, infermieri e caregiver risponde a un dato pratico: nelle strutture assistenziali sono queste figure a occuparsi quotidianamente della persona. Senza una formazione specifica, l’igiene orale rischia di essere eseguita in modo discontinuo, incompleto o non adeguato alle condizioni del singolo ospite.
Protesi removibili e rischio respiratorio
Uno dei temi centrali dell’incontro ha riguardato il rapporto tra scarsa igiene orale e polmonite ab ingestis. Nei pazienti fragili e istituzionalizzati, l’accumulo di placca batterica su denti, mucose e protesi può aumentare la carica microbica presente nel cavo orale.
Le protesi removibili richiedono particolare attenzione. Se non vengono rimosse e pulite correttamente possono favorire stomatiti, infiammazioni mucose, candidosi, alitosi e lesioni da decubito. Anche la detersione dei tessuti orali resta essenziale: pulire soltanto la protesi, trascurando lingua, gengive, mucose e denti residui, non è sufficiente.
La parte operativa della formazione ha incluso dimostrazioni sulle tecniche di pulizia delle protesi removibili e sulla gestione dell’igiene orale nei pazienti non collaboranti. Gli operatori hanno ricevuto indicazioni su come posizionare il paziente, controllare la protesi, detergere le superfici e osservare la presenza di eventuali anomalie. Particolare attenzione è stata dedicata ai segnali che richiedono una valutazione odontoiatrica: arrossamenti persistenti, ulcerazioni, dolore, protesi instabili, difficoltà nella masticazione e modificazioni delle mucose.
Forzare la procedura, al contrario, può aumentare agitazione e opposizione, rendendo più difficile l’assistenza anche nei giorni successivi. La qualità della relazione diventa quindi parte della tecnica: tempi, comunicazione e modalità di contatto incidono concretamente sulla possibilità di eseguire una corretta igiene.
Un modello da estendere alle strutture assistenziali
L’esperienza di Villa Glori mostra come la prevenzione odontoiatrica nei pazienti fragili dipenda in larga parte dalla formazione del personale non odontoiatrico.
L’odontoiatra e l’igienista dentale mantengono la responsabilità della valutazione clinica e dell’impostazione del percorso preventivo, ma l’efficacia quotidiana dei protocolli passa attraverso chi assiste il paziente nelle ore e nei giorni successivi. Per questo la formazione non dovrebbe limitarsi a incontri occasionali. Servono aggiornamenti periodici, procedure condivise, strumenti adeguati e un collegamento stabile con i servizi odontoiatrici di riferimento.
In una popolazione istituzionalizzata sempre più anziana e complessa, l’igiene orale non può essere trattata come una prestazione accessoria. È una componente dell’assistenza generale, con effetti sul comfort, sull’alimentazione, sulla comunicazione e sulla prevenzione delle complicanze. Portarla dentro i piani di cura significa riconoscerne finalmente il valore clinico.

