INFODENT_8-9_2026

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Il rischio delle catene odontoiatriche e la difesa dell'autonomia professionale
Andrea Senna
L'ultimo caso di cronaca, che ha suscitato grande allarme, riguarda la chiusura improvvisa di un centro odontoiatrico a Napoli, lasciando un centinaio di pazienti con le cure interrotte e un mutuo ancora da pagare. Ma situazioni simili sono emerse in tutta Italia: da Alessandra a Brescia, da Milano a Imperia e a Mestre, solo negli ultimi mesi.

Tutti questi episodi, in genere, hanno un fattore comune: si tratta di centri gestiti principalmente da società di capitali, appartenenti a catene commerciali.

"Da tempo, come CAO nazionale e come FNOMCeO – afferma Andrea Senna, Presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale (CAO) – richiamiamo l’attenzione sui possibili rischi, per la qualità e l’appropriatezza delle cure, legati a modelli organizzativi in cui la componente commerciale può prevalere su quella clinica. È per questo motivo che sosteniamo che l’unica forma corretta per esercitare l’Odontoiatria in forma societaria sia quella delle STP, le Società tra professionisti, che essendo obbligatoriamente iscritte agli Albi sono soggette, oltre che alle regole societarie, al controllo deontologico."

Senna continua, spiegando che ha più volte sottoposto questa posizione alla Politica affinché venga sancita anche dalla Legge, a tutela dei pazienti e della società. "Il bene salute, oltre che diritto soggettivo e individuale, costituisce, come ho ricordato recentemente in audizione al Senato, anche un interesse per la collettività, in quanto strumento di elevazione della dignità individuale. E casi di cronaca come quelli accaduti a Napoli lo dimostrano concretamente."

Secondo Senna, è in costante aumento il numero di società la cui attività prevalente è quella medica o odontoiatrica. "Tale fenomeno, in una condizione in cui si registra una non uniformità interpretativa delle fonti, esige nell’ambito sanitario una puntuale regolamentazione e, nel rispetto dei compiti istituzionali attribuiti agli enti ordinistici, un capillare monitoraggio e una accorta vigilanza, affinché siffatte realtà societarie, in qualunque forma siano esse costituite, non si riducano a mero strumento di commercializzazione di servizi, ma si armonizzino con la necessità di rispondere ai bisogni di salute del cittadino che, da tutte le professioni sanitarie riconosciute, non può essere mai considerato un semplice cliente ma resta, nella sua accezione più nobile, unicamente un paziente."

Senna conclude sottolineando che la distribuzione dei poteri tra i soci e l’organizzazione interna della società devono essere tali da garantire che tutte le scelte riguardanti l’attività professionale in senso stretto siano assunte direttamente dai soci professionisti, cioè con la partecipazione determinante dei medesimi sia come numero che come quote detenute di capitale sociale. "Solo in questo modo l’attività sanitaria può restare pienamente coerente con la tutela del diritto alla salute, con la libertà di autodeterminazione del professionista, con le norme deontologiche a presidio delle attività medica e odontoiatrica."

Senna conclude infine ribadendo la necessità di preservare l’autonomia e l’integrità della professione medica e odontoiatrica, impedendo che soggetti terzi, non professionisti, possano assumere il controllo delle decisioni strategiche.

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