Circa l’80% degli infortuni legati all'uso di apparecchiature ad alta tecnologia è causato da errori umani, dettati da troppa confidenza con lo strumento o da una scarsa percezione del pericolo. L’uso del laser nello studio dentistico non fa eccezione. Se da un lato il diodo, l'erbio:YAG e il laser CO2, rappresentano tecnologie consolidate per la gestione dei tessuti molli e duri, dall'altro la loro presenza quotidiana in studio rischia di generare una sorta di "assuefazione al rischio". Si finisce per trattare sorgenti ad alta potenza come semplici strumenti di routine, dimenticando che un fascio laser non perdona le distrazioni.
La quasi totalità dei dispositivi usati in odontoiatria chirurgica rientra nelle classi di rischio 3B e 4 (secondo la norma CEI EN 60825-1). Parliamo di apparecchi capaci di causare lesioni oculari irreversibili sulla retina o sulla cornea, ustioni cutanee e persino incendi in presenza di teli sintetici o sostanze infiammabili.
Le criticità emerse dai controlli sul campo
Una pubblicazione INAIL del 2026 dal titolo "Il laser in odontoiatria: guida alla sicurezza e alla percezione del rischio" traccia un quadro piuttosto critico sulla realtà dei nostri studi. Il fenomeno dell'abitudine porta gli operatori a sottostimare sistematicamente le minacce biologiche e collaterali.
I dati raccolti sul campo dalle indagini INAIL parlano chiaro:
- Circa il 40% degli operatori non possiede un'attestazione di formazione specifica sulla sicurezza o ha frequentato soltanto brevi seminari a carattere commerciale.
- In molte strutture la figura dell'addetto alla sicurezza laser (ASL) non è stata nominata oppure viene completamente ignorata da circa un terzo del personale.
- Oltre il 50% degli ambulatori non presenta un segnale luminoso all'esterno che indichi "Laser in funzione".
- Il 40% degli odontoiatri ammette di non verificare la chiusura della porta durante i trattamenti, esponendo colleghi o persone di passaggio al rischio di radiazioni accidentali.
- La presenza di superfici riflettenti, come specchietti non satinati, vetrinette, carrelli in acciaio lucido o monili indossati dall'operatore, rappresenta un punto critico spesso trascurato, capace di deviare il fascio in modo del tutto imprevedibile.
A questi fattori si aggiunge la sottovalutazione dei fumi prodotti dalla vaporizzazione dei tessuti (plume), un aerosol ricco di batteri, particelle virali e composti chimici tossici che richiede sistemi di aspirazione dedicati e dotati di filtri HEPA.
Gli adempimenti normativi e la zona laser controllata
Rispettare le norme sulla sicurezza non è soltanto una questione formale, ma un preciso obbligo di legge stabilito dal D.Lgs. 81/08. Le norme tecniche CEI 76-11 e CEI 76-6 impongono regole ben precise per l'impiego dei laser medici.
Oltre alla nomina dell'ASL per i dispositivi in Classe 3B e 4, lo studio deve delimitare chiaramente la zona laser controllata (ZLC). In quest'area l'accesso deve essere limitato esclusivamente al personale autorizzato e dotato dei dispositivi di protezione individuale (DPI) idonei.
Gli occhiali protettivi non sono tutti uguali: devono riportare la marcatura EN 207 ed essere scelti in modo specifico per la lunghezza d'onda utilizzata. L'obbligo di protezione oculare vale ovviamente anche per il paziente.
La normativa raccomanda inoltre una visita medica preventiva con valutazione oculistica per gli operatori esposti alle classi 3B e 4, oltre a un controllo medico immediato in caso di potenziale esposizione accidentale.
Sul fronte della sicurezza antincendio (disciplinata dai DM del 2 e 3 settembre 2021), occorre valutare la vicinanza di materiali combustibili e garantire la presenza immediata di estintori idonei a laser CO2 o a polvere.
Oltre la conformità: una questione di cultura professionale
La checklist proposta dalle linee guida include venti punti di controllo: dalla presenza dell'interblocco sulla porta al comando a pedale protetto, fino all'uso esclusivo di strumentario satinato o anodizzato. Compilarla e mantenerla aggiornata non dovrebbe essere considerato un mero adempimento burocratico per evitare sanzioni.
La tecnologia laser offre vantaggi clinici innegabili in termini di emostasi, decontaminazione e comfort per il paziente. Tuttavia, l'efficacia clinica perde valore se scollegata dalla responsabilità organizzativa. Investire nella formazione certificata di tutto il team e superare la "trappola della consuetudine" è l'unico modo per garantire un ambiente di lavoro realmente sicuro.

