È questo il tema affrontato da un recente commento pubblicato sull’International Dental Journal, che evidenzia come la digitalizzazione rappresenti una grande opportunità per migliorare l’assistenza odontoiatrica agli anziani, ma anche una possibile fonte di nuove disuguaglianze se non viene sviluppata considerando le caratteristiche di questa popolazione.
Una popolazione anziana con bisogni sempre più complessi
L’aumento dell’aspettativa di vita sta portando a una crescita del numero di pazienti anziani che mantengono più a lungo la propria dentizione naturale e che presentano esigenze cliniche più articolate.
Molti pazienti fragili convivono con condizioni come multimorbidità, politerapia farmacologica, ridotta mobilità, deficit cognitivi e necessità di assistenza da parte di caregiver. Questi elementi rendono più complessa sia la gestione clinica sia l’accesso alle cure odontoiatriche tradizionali.
Secondo gli autori, le tecnologie digitali potrebbero offrire strumenti importanti per affrontare queste difficoltà, riducendo i tempi alla poltrona, facilitando la pianificazione dei trattamenti e rendendo possibile una maggiore continuità assistenziale anche fuori dallo studio odontoiatrico.
Scanner intraorali e flussi digitali: vantaggi ma anche limiti
Uno degli esempi più rilevanti riguarda l’utilizzo degli scanner intraorali nei pazienti anziani.
Rispetto alle impronte tradizionali, le procedure digitali possono migliorare il comfort del paziente eliminando materiali potenzialmente fastidiosi e permettendo di conservare registrazioni digitali facilmente condivisibili con altri professionisti coinvolti nel percorso di cura.
Questi vantaggi possono essere particolarmente importanti per pazienti fragili, che spesso hanno difficoltà a sostenere sedute lunghe o numerosi appuntamenti. Tuttavia, gli attuali sistemi digitali presentano ancora alcune criticità: apertura orale limitata, movimenti involontari, eccessiva salivazione, riassorbimenti importanti dei tessuti e ridotta collaborazione possono rendere più complessa l’acquisizione delle immagini.
Il ruolo della teleodontoiatria nella gestione dei pazienti fragili
La teleodontoiatria viene indicata come uno degli strumenti più promettenti per migliorare l’accesso alle cure nei pazienti anziani istituzionalizzati, con mobilità ridotta o residenti in aree difficilmente raggiungibili.
Attraverso immagini digitali, piattaforme di comunicazione e cartelle cliniche condivise, il dentista può effettuare valutazioni preliminari, monitorare condizioni orali e collaborare con caregiver, personale sanitario e altri specialisti.
Tuttavia, gli autori sottolineano che questi sistemi non possono sostituire completamente la visita in presenza. La mancanza dell’esame clinico diretto, le difficoltà legate alle capacità digitali dei caregiver e le problematiche relative alla privacy dei dati rappresentano ancora importanti elementi da considerare.
Intelligenza artificiale: opportunità e rischio di nuovi bias
Anche l’intelligenza artificiale sta trovando applicazione nell’odontoiatria, soprattutto nell’analisi delle immagini diagnostiche e nella pianificazione dei trattamenti.
Secondo lo studio, però, esiste un rischio significativo: gli algoritmi sono efficaci solo se addestrati con dati rappresentativi della popolazione reale. Gli anziani fragili, con anatomie modificate da perdita dentale, restauri complessi, usura e patologie associate all’età, potrebbero essere sottorappresentati nei dataset utilizzati per sviluppare questi sistemi.
Un’intelligenza artificiale progettata senza considerare adeguatamente questa fascia di popolazione potrebbe quindi generare risultati meno accurati proprio nei pazienti che richiedono maggiore attenzione clinica. Per questo motivo, gli autori sottolineano che l’AI deve essere considerata uno strumento di supporto e non un sostituto del giudizio professionale.
La sfida futura: una odontoiatria digitale realmente inclusiva
La digitalizzazione dell’odontoiatria non riguarda soltanto l’introduzione di nuove apparecchiature, ma richiede anche un ripensamento dei percorsi formativi e dei modelli assistenziali.
Secondo gli autori, le università dovranno integrare competenze digitali, capacità di interpretazione dei dati e conoscenze specifiche sulla gestione del paziente geriatrico. Allo stesso tempo, sarà necessario evitare che i costi elevati delle tecnologie e le differenze infrastrutturali creino ulteriori disparità nell’accesso alle cure.
La vera misura del successo della trasformazione digitale, quindi, non sarà soltanto il livello tecnologico.

