INFODENT_8-9_2026

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L'esposizione alle luci odontoiatriche può compromettere la salute della retina
Faretra odontoiatrica
Una ricerca pubblicata sull'International Journal of Oral Science ha analizzato gli effetti dell'esposizione cronica alle principali sorgenti luminose utilizzate negli studi dentistici. I LED blu e bianchi hanno mostrato le alterazioni più significative a livello vascolare e infiammatorio.

Gli odontoiatri trascorrono molte ore al giorno sotto lampade operative, microscopi e dispositivi per la fotopolimerizzazione. Sebbene l’illuminazione sia indispensabile per garantire precisione e visibilità durante le procedure, un nuovo studio suggerisce che l’esposizione prolungata ad alcune sorgenti luminose possa rappresentare un rischio per la salute della retina.

I ricercatori della Sichuan University hanno combinato un’analisi epidemiologica con un modello sperimentale sviluppato per riprodurre le condizioni di illuminazione tipiche dell’ambiente odontoiatrico. 

L’indagine ha coinvolto 14.523 persone, tra cui 1.140 professionisti dentali. I disturbi visivi sono stati rilevati nel 22,4% degli odontoiatri, rispetto all’11,8% degli altri partecipanti. Dopo gli aggiustamenti statistici, i dentisti presentavano probabilità 3,6 volte superiori di sviluppare problemi legati alla vista.

 
LED blu e bianchi sotto osservazione

Lo studio ha preso in esame tre sorgenti comunemente utilizzate in odontoiatria: la luce blu delle lampade fotopolimerizzanti, la luce bianca LED delle lampade operative e la luce alogena impiegata nei microscopi.

Per valutare gli effetti dell’esposizione cronica, i ricercatori hanno esposto un modello animale alle diverse sorgenti per otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana, per sei mesi, utilizzando intensità di 200 e 1.000 lux.

I risultati hanno mostrato che la luce blu e i LED bianchi possono alterare sia la barriera emato-retinica interna sia quella esterna, strutture fondamentali per proteggere il tessuto retinico e regolare gli scambi con il circolo sanguigno. Sono state osservate una riduzione della densità dei capillari, una perdita delle ramificazioni vascolari e una maggiore permeabilità dei vasi. Le arterie principali sono risultate relativamente preservate, mentre il danno ha interessato soprattutto la rete capillare.

 

Infiammazione e danni alle strutture visive

L’esposizione cronica ha inoltre favorito il reclutamento di macrofagi intorno ai vasi e l’attivazione di processi infiammatori, tra cui la via di segnalazione NF-κB.

Le alterazioni vascolari e infiammatorie sono state associate anche a modificazioni dei fotorecettori, delle cellule retiniche coinvolte nella trasmissione del segnale luminoso e degli assoni che trasferiscono le informazioni visive dalla retina al cervello.

La luce blu ha prodotto gli effetti più marcati alle due intensità analizzate. Anche la luce bianca LED ha causato alterazioni significative, probabilmente per la presenza di componenti blu nel suo spettro. La luce alogena a bassa intensità ha invece mostrato un impatto più contenuto. Quando l’intensità è stata portata a 1.000 lux, però, tutte le sorgenti hanno provocato danni alla struttura retinica.

 

Ridurre l’intensità e proteggere gli occhi

Secondo gli autori, i risultati evidenziano la necessità di considerare l’illuminazione come un fattore di rischio occupazionale per i professionisti dentali.

Tra le misure suggerite figurano l’utilizzo della minore intensità compatibile con una corretta visibilità, la riduzione dell’esposizione alla componente blu e l’adozione di sistemi di protezione durante l’impiego delle lampade fotopolimerizzanti. I ricercatori invitano inoltre i produttori a sviluppare sistemi di illuminazione capaci di garantire una luminosità adeguata limitando le lunghezze d’onda più corte.

Lo studio è stato condotto prevalentemente su un modello animale e non dimostra che le lampade odontoiatriche provochino necessariamente danni retinici nell’uomo. I risultati forniscono però nuove indicazioni sui possibili meccanismi vascolari e infiammatori dell’esposizione cronica e sottolineano la necessità di ulteriori studi longitudinali sui professionisti del settore.

Leggi lo studio completo.

Immagine generata da AI al solo scopo illustrativo.

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