Nella mia pratica clinica incontro sempre più frequentemente pazienti affetti da bruxismo, una condizione parafunzionale caratterizzata dal serramento o dal digrignamento dei denti che può manifestarsi sia durante il sonno sia nella veglia. Pur non essendo una patologia in senso stretto, il bruxismo può determinare conseguenze rilevanti sul piano dentale, muscolare e articolare, con dolore, cefalee mattutine, ipertrofia dei muscoli masseteri e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare. Le cause sono multifattoriali e comprendono stress, ansia, alterazioni del sonno e, in misura minore rispetto al passato, fattori occlusali; l’approccio terapeutico moderno è quindi necessariamente multimodale e prevede bite notturni, gestione dello stress, fisioterapia gnatologica e, nei casi selezionati, tossina botulinica. Accanto a queste strategie, la carbossiterapia sta emergendo come valido trattamento di supporto.
Il razionale è fisiopatologico: la contrattura cronica del massetere determina ipossia tissutale e accumulo di metaboliti algogeni. Le infiltrazioni di anidride carbonica medicale migliorano il microcircolo attraverso vasodilatazione ed effetto Bohr, aumentando l’ossigenazione locale e favorendo il rilasciamento muscolare; il risultato è una riduzione della rigidità e del dolore, soprattutto al risveglio.
In questo contesto si inserisce Modula Carbiox, tecnologia sviluppata da Wavemed Srl, che consente un’erogazione controllata e brevettata del gas rendendo il trattamento indolore.
La stimolazione avviene sotto la soglia del dolore, inibendo la trasmissione noicettiva e permettendo di trattare in sicurezza anche aree sensibili come gengive e mucosa orale.
La carbossiterapia non sostituisce gli altri presidi ma li potenzia, rappresentando un prezioso alleato nel trattamento integrato del paziente bruxista.
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