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Maxi sequestro da 2,7 milioni di euro a un falso dentista
Riunito odontoiatrico al buio
Nuovi e importanti sviluppi nell’indagine che ha coinvolto un falso odontoiatra a Barletta. Su richiesta della Procura della Repubblica di Trani, il G.I.P. del Tribunale locale ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni per un valore superiore ai 2,7 milioni di euro.

Il provvedimento colpisce direttamente il finto professionista, già precedentemente destinatario di una misura cautelare personale, e la società da lui rappresentata. L’operazione riafferma con forza l’importanza della tutela della salute pubblica e della lotta all’abusivismo economico, a salvaguardia sia dei pazienti sia dei professionisti onesti che operano quotidianamente nella legalità.

 

Come operava il falso dentista a Barletta e chi sono i complici?

L’operazione, condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale Barletta-Andria-Trani (Gruppo di Barletta), ha permesso di fare piena luce su un’attività medica totalmente abusiva. Il soggetto esercitava la professione medica senza alcun titolo abilitativo all’interno di un appartamento nel centro di Barletta, attrezzato come un vero e proprio studio dentistico con macchinari professionali e materiali medici. Le indagini hanno svelato che l’uomo non operava da solo, sollevando profonde preoccupazioni nel settore.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche due veri odontoiatri, regolarmente iscritti all’albo professionale. I due professionisti sono ora chiamati a rispondere a titolo di concorso nel reato di esercizio abusivo della professione per aver agevolato e coperto l’attività illecita del falso collega.

Questa complicità evidenzia la gravità di un fenomeno che danneggia l'intera categoria e mina il rapporto di fiducia tra i cittadini e il comparto odontoiatrico italiano.

 

Quali reati sono stati contestati al falso odontoiatra e alla società?

Il sequestro milionario non deriva solo dall’esercizio abusivo della professione medica, ma è il risultato di una mirata indagine economico-finanziaria. Gli accertamenti bancari e patrimoniali sui flussi finanziari hanno permesso di ricostruire i proventi illeciti accumulati negli anni. Secondo gli inquirenti, i guadagni dello studio abusivo venivano sistematicamente sottratti al fisco e successivamente reimpiegati nell’attività d’impresa, configurando scenari criminosi molto complessi.

Questo schema ha portato alla contestazione di reati finanziari ben più gravi dell'abusivismo. Per l’indagato principale è scattata l’accusa di autoriciclaggio ed esercizio abusivo della professione, e attualmente il soggetto si trova sottoposto all’obbligo di dimora. Per la società rappresentata, invece, le accuse ufficiali sono di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita derivanti dalle cure erogate senza titolo.

Il G.I.P. ha convalidato il sequestro preventivo d’urgenza per equivalente e sproporzione per bloccare il patrimonio illecito. I militari del Gruppo Barletta hanno così rintracciato e posto sotto sigillo l’intero ambulatorio abusivo, incluse le attrezzature professionali e i farmaci. Il provvedimento ha colpito duramente anche il patrimonio accumulato, sottraendo disponibilità economiche e strutture destinate al reimpiego dei capitali sporchi.

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