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Nicotina, e-cig e nuovi prodotti
ragazzi che fumano
La lotta al fumo e alla dipendenza da nicotina deve oggi confrontarsi con uno scenario in continua trasformazione. Non si parla più soltanto di sigarette tradizionali, ma di un insieme sempre più ampio di prodotti: sigarette elettroniche, dispositivi a tabacco riscaldato e nicotine pouches, le bustine contenenti nicotina da assumere per via orale.

Il tema è stato al centro della European Conference on Tobacco or Health, ECToH 2026, principale evento europeo dedicato al settore, organizzato a Milano dalla LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. Dal congresso è emersa con forza la richiesta di regole più severe e aggiornate, in grado di rispondere alle nuove strategie del mercato e alla crescente diffusione dei prodotti contenenti nicotina, soprattutto tra i più giovani.

Secondo le stime ISS-ISTAT riportate nella notizia, in Italia i consumatori regolari di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato nella fascia d’età 18-34 anni sono quasi 1,7 milioni. Questa quota rappresenta circa il 45% di tutti gli utilizzatori di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato nel Paese.

Il dato è rilevante perché mostra come i nuovi dispositivi stiano contribuendo a modificare la percezione della nicotina. Secondo gli esperti intervenuti al congresso, il rischio principale è che questi prodotti riportino la nicotina a essere considerata un’abitudine normale, moderna e socialmente accettabile.

Particolare attenzione è stata dedicata anche ai giovanissimi. Uno studio condotto in Irlanda, all’interno del sistema di sorveglianza ESPAD, su oltre 5.500 ragazzi tra i 15 e i 18 anni, ha rilevato che quasi quattro su dieci hanno già provato la sigaretta elettronica e più di uno su cinque la utilizza regolarmente. Inoltre, il 13,7% dei ragazzi ha utilizzato e-cig prima dei 13 anni.

Un altro elemento critico riguarda il cosiddetto consumo duale, cioè l’uso contemporaneo di sigarette tradizionali ed e-cig. Secondo i dati riportati, chi utilizza entrambi i prodotti presenta un rischio più elevato rispetto ai fumatori esclusivi di sigarette convenzionali: +29% di rischio cardiovascolare, +39% di rischio di ictus, +41% di rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva e +42% di patologie del cavo orale.

In Italia, inoltre, si stima che più dell’80% dei consumatori di sigarette elettroniche sia un consumatore duale.
Silvano Gallus, Responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell’Istituto Mario Negri di Milano e Presidente del Comitato Scientifico dell’ECToH Milan 2026, ha sottolineato come l’industria del tabacco e della nicotina presenti spesso sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato come molto meno dannosi rispetto alle sigarette tradizionali. Secondo Gallus, però, le evidenze scientifiche raccontano una realtà diversa.

Le sigarette elettroniche potrebbero ridurre solo parzialmente, di circa il 30%, alcuni effetti a breve e medio termine del fumo, soprattutto sulle malattie cardiovascolari, respiratorie non neoplastiche e metaboliche. Al contrario, il consumo duale aumenta di oltre il 30% il rischio di queste patologie. Il problema, ha evidenziato Gallus, è che la grande maggioranza degli utilizzatori rientra proprio nella categoria dei consumatori duali.

Per quanto riguarda i tumori, gli studi disponibili sono ancora limitati, ma i dati vengono descritti come meno rassicuranti. Inoltre, nella pratica reale, questi prodotti non sembrano aiutare a smettere: molti fumatori li utilizzano soprattutto per assumere nicotina nei luoghi in cui il fumo è vietato. Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda il rischio di iniziare a fumare tra coloro che non hanno mai fumato.

Il congresso ha richiamato anche l’attenzione sulle modalità di promozione online. Secondo uno studio francese del Comité National Contre le Tabagisme, nel solo 2024 sono stati individuati 668 annunci illegali online di prodotti alla nicotina, diffusi tramite SMS, newsletter e social. Instagram viene indicato come uno dei principali canali di promozione, con influencer e inserzioni che puntano su aromi, stile di vita e offerte esclusive.

Al termine dell’ECToH 2026 è stata presentata la “Milan Declaration”, un documento programmatico che chiede regole europee più forti, coerenti e aggiornate rispetto ai nuovi scenari del mercato. La dichiarazione invita a creare città nicotine-free, rafforzare tasse, controlli e divieti, e superare la retorica della “riduzione del danno” promossa dall’industria.

L’obiettivo è allinearsi al Piano europeo di lotta contro il cancro, che punta a una “Tobacco-Free Generationentro il 2040.
Secondo quanto emerso durante il congresso, le città dovrebbero diventare ambienti capaci di promuovere attivamente salute, benessere e sostenibilità. Gli esperti hanno parlato di una “de-nicotinizzazione” totale degli spazi pubblici: scuole, parchi, strade e nodi del trasporto pubblico dovrebbero essere liberati non solo dal fumo tradizionale, ma anche dagli aerosol dei prodotti emergenti.

In Italia, tuttavia, il percorso appare ancora complesso. Secondo il report della Tobacco Control Scale, il Paese ha perso 14 posizioni in quattro anni, passando dal 18° posto del 2021 al 32° del 2025. Viene segnalato un ritardo normativo sui nuovi prodotti contenenti nicotina: nonostante il divieto di pubblicità del tabacco introdotto nel 1962, in Italia sono ancora consentite campagne pubblicitarie per sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. Inoltre, l’uso di questi nuovi prodotti resta permesso in numerosi ambienti indoor, tra cui bar, ristoranti e luoghi di lavoro.

La sfida, dunque, non riguarda soltanto il contrasto al fumo tradizionale, ma l’intero universo dei prodotti contenenti nicotina. Un universo che cambia forma, linguaggi e canali di diffusione, rendendo necessarie nuove strategie di prevenzione, controllo e informazione.

Fonte: TrendSanità

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