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Odontoiatria a minimo intervento: il consenso internazionale chiede di cambiare cure, rimborsi e formazione
dentista con paziente
Una lesione cariosa iniziale deve essere restaurata oppure controllata nel tempo? La risposta dipende dall'attività della lesione, dalla suscettibilità del paziente e dalla possibilità di arrestare il processo patologico.

È da questa distanza tra evidenze scientifiche e pratica quotidiana che nasce il consenso internazionale sulla Minimum Intervention Oral Care, pubblicato nel 2026 sull’International Dental Journal. 16 esperti di cariologia, odontoiatria restaurativa, sanità pubblica, formazione e politiche sanitarie hanno elaborato 14 raccomandazioni. Tutte hanno ottenuto il 100% dei consensi già al primo turno di votazione.

Il messaggio è netto: la MIOC non dovrebbe essere considerata un’opzione conservativa da riservare a casi selezionati, ma il modello ordinario di assistenza.

 

Dalla “cura del danno” al controllo della malattia

La Minimum Intervention Oral Care propone un percorso articolato in 4 domini clinici collegati: identificazione del rischio e diagnosi, prevenzione e controllo della malattia, intervento operativo minimamente invasivo quando necessario, rivalutazione con richiamo e sorveglianza attiva.

Il paziente attraversa un ciclo nel quale diagnosi, prevenzione, mantenimento e monitoraggio hanno la stessa dignità clinica della fase operativa. Quest’ultima entra in gioco quando le misure non operative o microinvasive non sono sufficienti.

Nel caso della carie, l’impostazione si basa su evidenze ormai consolidate: le lesioni iniziali possono essere arrestate o, in determinate condizioni, remineralizzate; la conservazione dei tessuti dentali e della vitalità pulpare riduce il costo biologico della terapia; la sostituzione ripetuta dei restauri alimenta il cosiddetto ciclo restaurativo, con preparazioni progressivamente più estese e prognosi più complessa.

Definire “minimo” questo approccio può quindi essere fuorviante. Non significa fare meno, ma intervenire con maggiore selettività e assumersi la responsabilità di controllare la malattia nel tempo.

 

Il principale ostacolo è fuori dalla poltrona

Secondo il consensus, la limitata diffusione della MIOC non deriva dalla mancanza di prove scientifiche. Il problema è la scarsa coerenza tra conoscenze, organizzazione delle cure e sistemi di finanziamento. In molti contesti, la valutazione del rischio, la classificazione dell’attività della lesione, il counselling, i trattamenti non operativi e la sorveglianza attiva non dispongono di codici adeguati o vengono rimborsati meno delle procedure restaurative. Il risultato è un incentivo implicito all’intervento, anche quando il monitoraggio strutturato sarebbe clinicamente appropriato.

Gli esperti chiedono quindi di riprogettare sistemi tariffari e indicatori di qualità. Il numero di otturazioni eseguite non può essere utilizzato come principale misura dell’attività clinica. Tra gli esiti da considerare dovrebbero rientrare l’arresto delle lesioni, la longevità dei restauri, la conservazione della sensibilità pulpare, la qualità di vita riferita dal paziente, l’equità di accesso, il rapporto costo-efficacia e l’impatto ambientale.

 

Diagnosi e sorveglianza come “gatekeeper”

Una delle raccomandazioni più operative riguarda la necessità di protocolli standardizzati per decidere se, quando e come intervenire. Diagnosi e sorveglianza attiva devono diventare i “gatekeeper” della terapia. Per lo studio odontoiatrico questo implica registrazioni più strutturate: suscettibilità individuale, estensione e attività della lesione, andamento nel tempo, aderenza alle misure preventive e motivazione delle decisioni condivise con il paziente.

Anche i software gestionali e le cartelle cliniche elettroniche devono evolvere. Se i sistemi informatici registrano con precisione una preparazione cavitaria, ma non consentono di documentare agevolmente rischio, attività e stabilità di una lesione, finiscono per rafforzare una cultura centrata sulla procedura. 

 

Un modello realmente affidato al team

La MIOC presuppone una distribuzione coordinata delle attività tra odontoiatra e altri componenti del team: igienisti dentali, assistenti con funzioni ampliate, terapisti dentali e professionisti impegnati nell’educazione sanitaria, nei limiti previsti dai diversi ordinamenti nazionali. La condivisione dei compiti può ampliare l’accesso alla prevenzione e garantire maggiore continuità nei richiami. Il consensus propone inoltre di portare alcuni interventi fuori dallo studio odontoiatrico, raggiungendo scuole, strutture residenziali, centri comunitari e aree rurali o scarsamente servite.

Continuare a dichiarare il valore della prevenzione mantenendo codici, tariffe, software e percorsi formativi costruiti attorno alla prestazione invasiva produce una contraddizione strutturale. Per il professionista, la conseguenza pratica è già attuale: documentare meglio il rischio, distinguere lesioni attive e inattive, stabilire soglie di intervento motivate e spiegare al paziente che una terapia efficace può consistere anche nel non restaurare subito. Il vero banco di prova della MIOC sarà la capacità di trasformare questa scelta da eccezione clinica a standard verificabile di buona assistenza.

Fonti: Minimum Intervention Oral Care (MIOC) - Overcoming Implementation Barriers: An International Expert Consensus, International Dental Journal, 2026.

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