Oltre 3,6 milioni di euro per ampliare lo screening neonatale e sviluppare una rete regionale di odontoiatria solidale. È l’investimento approvato dalla Consulta delle Fondazioni di Origine Bancaria del Piemonte e della Liguria insieme all’Assessorato e alla Direzione Sanità della Regione Piemonte.
I due progetti affrontano ambiti molto diversi, ma partono dallo stesso problema. Una parte della popolazione continua ad arrivare tardi alla diagnosi o a rinunciare alle cure per ragioni economiche, sociali e organizzative. Nel caso dell’assistenza odontoiatrica, il fenomeno riguarda soprattutto persone con redditi bassi, anziani, soggetti con disabilità, pazienti con patologie croniche e nuclei familiari che non riescono a sostenere i costi delle prestazioni private.
L’iniziativa piemontese tenta di intervenire su questa distanza, affidando ad Azienda Zero la realizzazione del progetto di odontoiatria solidale e coinvolgendo professionisti e soggetti del territorio.
Una rete odontoiatrica per chi rinuncia alle cure
La rinuncia alle cure dentali è una delle manifestazioni più evidenti delle disuguaglianze sanitarie. A differenza di altri settori, l’odontoiatria italiana continua infatti a dipendere in larga misura dalla spesa sostenuta direttamente dai cittadini. Quando le risorse economiche diminuiscono, visite di controllo, igiene professionale e terapie conservative tendono a essere rinviate. Il paziente torna a rivolgersi al sistema quando il dolore è già presente o quando la situazione clinica richiede interventi più complessi. Il risultato è un costo maggiore, sia per la persona sia per la rete assistenziale.
Il modello annunciato dalla Regione Piemonte punta a offrire una risposta strutturata alle fasce vulnerabili. Il valore effettivo del progetto dipenderà però da come verranno definiti i criteri di accesso, dalla distribuzione territoriale degli ambulatori, dalle prestazioni comprese e dalla capacità di garantire continuità terapeutica. Un programma di odontoiatria sociale non può limitarsi alla gestione delle urgenze o alle estrazioni. Per incidere sulla salute orale deve includere prevenzione, diagnosi, trattamenti conservativi e percorsi di mantenimento. Deve inoltre prevedere modalità chiare per l’invio dei pazienti, la presa in carico e il monitoraggio degli esiti.
Il ruolo dei professionisti e del territorio
La riuscita della rete dipenderà in larga parte dal coinvolgimento operativo di odontoiatri, igienisti dentali, assistenti di studio odontoiatrico, medici di medicina generale, pediatri, servizi sociali e strutture sanitarie locali. Per intercettare chi oggi resta fuori dai percorsi di cura servono collegamenti semplici e riconoscibili. Il cittadino fragile deve sapere a chi rivolgersi, mentre il professionista che identifica una situazione di bisogno deve disporre di un canale rapido per l’invio.
La distribuzione geografica rappresenta un altro punto decisivo. Una rete concentrata nei principali centri urbani rischierebbe di lasciare scoperte le aree montane e periferiche, dove gli spostamenti possono diventare una barriera tanto rilevante quanto il costo della prestazione.
Anche la disponibilità di personale dovrà essere valutata con attenzione. Gli stanziamenti economici consentono di avviare strutture e attività, ma la continuità dei servizi richiede équipe, agende dedicate, materiali, manutenzione delle apparecchiature e sistemi informativi in grado di dialogare con il resto della sanità regionale.
Screening neonatale e prevenzione precoce
Accanto all’odontoiatria solidale, l’accordo finanzia il potenziamento dello screening neonatale. Secondo quanto dichiarato dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, l’ampliamento dovrebbe portare il Piemonte al primo posto in Italia per numero di patologie individuate alla nascita.
Il dato preciso sulle nuove patologie comprese e sulla ripartizione delle risorse tra i due progetti non è stato indicato nel testo diffuso. Saranno quindi necessari ulteriori dettagli per valutare la portata operativa dell’intervento.
La direzione è comunque chiara. Identificare precocemente una malattia rara o metabolica può consentire di iniziare le cure prima della comparsa di danni irreversibili. Lo screening, però, produce risultati concreti solo quando è accompagnato da laboratori adeguati, conferma diagnostica, consulenza specialistica e presa in carico tempestiva.
Fondazioni e sanità pubblica, una collaborazione da verificare sul campo
Marco Gilli, presidente della Consulta delle Fondazioni del Piemonte e della Liguria, ha definito i due progetti come un esempio di filantropia capace di lavorare insieme alle istituzioni senza sostituirsi al servizio pubblico. L’obiettivo dichiarato è sperimentare soluzioni che possano essere successivamente integrate nel sistema sanitario. È un’impostazione condivisibile, purché la fase sperimentale sia accompagnata da indicatori trasparenti. Nel caso dell’odontoiatria solidale sarà utile conoscere il numero di persone prese in carico, i tempi di attesa, le prestazioni erogate, la distribuzione dei pazienti sul territorio e la percentuale di percorsi completati.
Il banco di prova sarà l’attuazione. Una rete accessibile, omogenea e orientata alla prevenzione potrebbe diventare un riferimento anche per altre regioni. Un progetto privo di continuità, percorsi definiti e misurazione dei risultati rischierebbe invece di restare una sperimentazione circoscritta. La differenza sarà determinata dalla capacità di trasformare l’investimento iniziale in un modello assistenziale stabile.

