INFODENT_8-9_2026

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Policlinico di Messina, più sedute operatorie per l'odontoiatria dedicata ai pazienti fragili
bambina che sorride
Il Centro di salute orale senza barriere dell'AOU "G. Martino" amplia l'attività per ridurre le attese. Dall'ottobre 2024 sono stati trattati 224 pazienti, in prevalenza minori con disabilità o bisogni assistenziali complessi. 80 pazienti trattati nei primi 6 mesi del 2026, dopo i 114 assistiti nel corso del 2025.

La domanda continua ad aumentare e l’Azienda Ospedaliera Universitaria ha annunciato un potenziamento delle sedute operatorie entro la fine del 2026, con l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa e ampliare la capacità di presa in carico.

Il Centro afferisce all’Unità Operativa Complessa di Odontoiatria e Odontostomatologia diretta dal professor Giacomo Oteri. La sua specificità risiede nell’integrazione tra competenze odontoiatriche, anestesiologiche e assistenziali all’interno di un ospedale universitario già attrezzato per seguire pazienti complessi.

 

Un percorso per chi non può essere curato in modo convenzionale

Per molti pazienti con disabilità, disturbi del neurosviluppo, condizioni neuromuscolari o fragilità comportamentali, anche una prestazione odontoiatrica ordinaria può diventare difficile o impossibile senza una preparazione dedicata. La maggior parte degli interventi effettuati a Messina ha riguardato minori con disabilità o bisogni assistenziali complessi. Il servizio è però rivolto anche agli adulti con pluripatologie o condizioni cliniche e comportamentali che rendono impraticabile il trattamento tradizionale.

La presenza del Centro all’interno del Policlinico permette di collegare il percorso odontoiatrico con altri servizi specialistici già frequentati dai pazienti, tra cui pediatria, neuropsichiatria infantile e unità dedicate alle malattie neuromuscolari e metaboliche.

 

Il ruolo dell’anestesista

Uno degli elementi distintivi della struttura è la disponibilità di un’équipe anestesiologica con competenze specifiche nell’area materno-infantile. La presenza dell’anestesista consente di modulare il trattamento in base al livello di collaborazione e alla complessità clinica, fino al ricorso all’anestesia generale quando necessaria.

«La possibilità di eseguire alcuni trattamenti in anestesia generale è fondamentale soprattutto quando occorre intervenire su più quadranti della bocca nella stessa seduta», ha spiegato il professor Oteri.

L’anestesia generale, tuttavia, non rappresenta una scorciatoia organizzativa. Richiede una corretta selezione del paziente, una valutazione anestesiologica accurata e un rapporto proporzionato tra rischi e benefici. Il suo impiego trova indicazione quando le alternative meno invasive non consentono di garantire cure complete e sicure.

 

Più sedute per rispondere alla domanda

L’incremento degli accessi mostra che il Centro intercetta un bisogno assistenziale reale. I dati disponibili indicano 30 pazienti trattati tra l’avvio, nell’ottobre 2024, e la fine di quell’anno, 114 nel 2025 e 80 nei primi sei mesi del 2026.

Il potenziamento annunciato delle sedute operatorie dovrebbe aumentare il numero dei pazienti assistiti e ridurre le attese. Per valutare l’impatto effettivo dell’intervento sarà però utile conoscere la consistenza delle liste, i tempi medi tra valutazione e trattamento e la distribuzione territoriale delle richieste. Una domanda crescente può infatti segnalare il successo del servizio, ma anche la scarsità di percorsi alternativi sul territorio. Se tutta l’assistenza complessa converge su un unico centro ospedaliero, il rischio è che la capacità disponibile rimanga inferiore al fabbisogno.

 

Un’esperienza formativa per gli specializzandi

Il Centro svolge anche una funzione didattica per gli specializzandi della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Orale. L’attività offre un’esposizione clinica difficilmente riproducibile nei percorsi ordinari, perché richiede di integrare competenza tecnica, gestione della fragilità, lavoro multidisciplinare e pianificazione di trattamenti concentrati.

La formazione su questi pazienti non può limitarsi alle procedure chirurgiche. Comprende la comunicazione con familiari e caregiver, la valutazione del rischio, il coordinamento con l’anestesista e la capacità di adattare il piano terapeutico alle condizioni generali.

Secondo la direttrice amministrativa dell’AOU “G. Martino”, Elvira Amata, offrire un percorso completo ai bambini più fragili rappresenta un valore aggiunto per l’ospedale e per l’intero territorio. Il passaggio decisivo sarà trasformare questa esperienza in un modello stabile, misurabile e accessibile.

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