L’evento ha riunito esperti internazionali di medicina, bioetica, diritto, sanità pubblica e governance sanitaria per affrontare le sfide etiche legate ai database sanitari, alle biobanche e alla sanità digitale in rapida evoluzione.
La Dichiarazione di Taipei, adottata dalla WMA nel 2002 e rivista nel 2016, fornisce linee guida etiche sull’uso dei dati sanitari e dei campioni biologici. Con i progressi nell’intelligenza artificiale, nella genomica e nella medicina basata sui dati, la WMA ha avviato un processo di revisione per garantire che la dichiarazione resti aggiornata rispetto alle sfide globali contemporanee.
Il fulcro delle discussioni è stato l’equità nella raccolta, conservazione, accesso e utilizzo dei dati sanitari. Gli esperti hanno affrontato la sottorappresentazione di popolazioni vulnerabili, l’equa distribuzione dei benefici della ricerca, il coinvolgimento significativo delle parti interessate nei processi decisionali etici e i meccanismi di governance che promuovono giustizia e solidarietà globale.
Aprendo l’incontro, la presidente della WMA, Dott.ssa Jacqueline Kitulu, ha sottolineato l’importanza di garantire che l’innovazione in medicina sia fondata sull’etica e sull’equità: "I dati sanitari e la ricerca sulle biobanche hanno un enorme potenziale per migliorare l’assistenza sanitaria e la conoscenza scientifica in tutto il mondo. Tuttavia, il progresso scientifico deve andare di pari passo con la responsabilità etica, un’inclusione significativa e un’equa condivisione dei risultati."
Mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha evidenziato il valore del dialogo internazionale:
"Il ruolo crescente dei dati sanitari e delle tecnologie digitali in medicina solleva importanti questioni etiche che richiedono riflessione e cooperazione globale. Questo incontro ha rappresentato un’importante opportunità per promuovere un approccio più equo alla ricerca biomedica e all’assistenza sanitaria."
L’evento nella Città del Vaticano è stato la terza consultazione pubblica di esperti nel processo di revisione della Dichiarazione, dopo gli incontri di Taipei (dicembre 2025) e San Paolo (marzo 2026). La partecipazione di medici provenienti da tutto il mondo dimostra come, anche in contesti segnati da conflitti, la cooperazione internazionale possa avanzare al servizio della salute e del benessere globale.

