Dopo l’approvazione dell’emendamento in Commissione Affari Sociali alla Camera, il presidente della Federazione, Filippo Anelli, ha rivolto un appello al Parlamento affinché riveda la disposizione. L’emendamento, presentato nell’ambito dell’esame della Legge delega di riforma delle professioni sanitarie, consentirebbe ai sanitari radiati di presentare una richiesta di reiscrizione alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge.
Anelli: «Un’ingerenza nell’autonomia degli Ordini»
Secondo Anelli, la norma rappresenterebbe un’indebita ingerenza nell’autonomia disciplinare degli Ordini professionali, chiamati a tutelare la salute individuale e collettiva e a garantire il rispetto delle regole deontologiche.
«Aprire una finestra per la reiscrizione immediata dei medici e degli operatori sanitari che hanno diffuso terapie antiscientifiche durante il Covid è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali», ha dichiarato il presidente della FNOMCeO, definendo il provvedimento anche un affronto alle vittime della pandemia e ai professionisti sanitari che hanno perso la vita continuando a curare.
Anelli ha ricordato che la radiazione rappresenta la sanzione più grave prevista dall’ordinamento professionale e viene adottata soltanto nei casi in cui un sanitario abbia violato in modo sostanziale i principi condivisi dalla comunità professionale.
Il riferimento è in particolare all’articolo 13 del Codice di deontologia medica, secondo il quale la prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili e rispettare i criteri di efficacia clinica, sicurezza e appropriatezza. Il medico, inoltre, non deve adottare o diffondere pratiche diagnostiche e terapeutiche prive di una documentazione scientifica e clinica valutabile.
Per la Federazione, il procedimento disciplinare costituisce quindi uno degli strumenti principali attraverso cui gli Ordini difendono i pazienti e la credibilità della professione. La decisione di estromettere un professionista dalla comunità non viene presa con leggerezza, ma può rendersi necessaria quando determinati comportamenti rischiano di causare danni alla salute.
L’appello al Parlamento
Nei giorni successivi all’approvazione dell’emendamento, Anelli è tornato sulla questione rivolgendosi direttamente al Parlamento e chiedendo che la norma venga riesaminata.Il presidente della FNOMCeO ha richiamato anche i dati di un sondaggio dell’Istituto Piepoli, secondo cui il 90% degli italiani considera la scienza il principale motore dello sviluppo sociale e civile, mentre l’86% dichiara di avere fiducia nei medici.
Una fiducia che, secondo Anelli, deriva proprio dalla capacità dei professionisti sanitari di applicare le evidenze scientifiche alla tutela della salute, rendendo possibili diagnosi e trattamenti per patologie un tempo difficilmente curabili.
«La scienza deve essere il punto di riferimento della nostra società», ha affermato. Per questo, la FNOMCeO chiede che lo Stato confermi con chiarezza la centralità delle evidenze scientifiche anche nelle decisioni che riguardano la salute pubblica e l’esercizio delle professioni sanitarie.
Alla posizione del presidente Anelli si è aggiunta quella di Andrea Senna, presidente della Commissione Albo Odontoiatri, che ha sottolineato come la tutela della salute non possa essere subordinata a valutazioni ideologiche o a sanatorie generalizzate. «Il nostro unico faro deve restare la scienza, insieme ai principi etici e deontologici che guidano ogni giorno l’azione dei medici e degli odontoiatri al servizio dei cittadini», ha dichiarato Senna.
Per la FNOMCeO, l’autonomia degli Ordini non costituisce un privilegio riservato alle professioni, ma una garanzia per la collettività. Indebolire il loro ruolo disciplinare significherebbe mettere in discussione uno dei presidi su cui si fonda il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni.

