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Resistenza antimicrobica in odontoiatria: l'ICD punta sulla prescrizione responsabile
antibiotici
Il programma "Understanding Antimicrobial Resistance" dell'International College of Dentists offre webinar, test e risorse operative per aiutare i clinici a ridurre le prescrizioni non necessarie e preservare l'efficacia degli antibiotici.

Nel 2019 la resistenza antimicrobica ha causato direttamente 1,27 milioni di decessi e ha contribuito, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, a quasi 5 milioni di morti complessive. Numeri che collocano l’antibiotico-resistenza ben oltre i confini dell’infettivologia ospedaliera. Anche una prescrizione compilata nello studio odontoiatrico entra in questo bilancio.

È il punto di partenza dell’iniziativa promossa dall’International College of Dentists, che attraverso il programma “Understanding Antimicrobial Resistance” vuole accrescere la consapevolezza dei professionisti e tradurre i principi di antimicrobial stewardship in decisioni cliniche quotidiane.

 

Una responsabilità che supera il singolo caso clinico

Nella pratica quotidiana, l’antibiotico può apparire come una risposta rapida a dolore, gonfiore o timore di complicanze. Ma ogni prescrizione produce conseguenze che non riguardano soltanto il paziente presente in quel momento alla poltrona. L’impiego improprio o eccessivo degli antimicrobici seleziona microrganismi resistenti e riduce progressivamente l’efficacia di farmaci indispensabili per il trattamento delle infezioni gravi. La perdita di efficacia degli antibiotici mette inoltre a rischio procedure mediche consolidate, dagli interventi chirurgici alla chemioterapia oncologica, per le quali il controllo delle infezioni rappresenta una condizione essenziale.

Prescrivere con cautela significa quindi proteggere la persona nell’immediato e contribuire a mantenere disponibili terapie efficaci per il futuro. È una responsabilità clinica e, allo stesso tempo, di sanità pubblica.

 

Il peso delle prescrizioni odontoiatriche

Negli Stati Uniti i dentisti sono responsabili di circa il 10% delle prescrizioni antibiotiche effettuate in ambito ambulatoriale. Un’analisi relativa al periodo 2018-2022 ha stimato una quota compresa tra il 9,8% e il 12,1% del totale.

Il dato non dimostra che ogni prescrizione odontoiatrica sia inappropriata. Indica però che il settore ha dimensioni sufficienti per incidere sull’andamento complessivo dei consumi e, di conseguenza, sulla pressione selettiva esercitata sui batteri. Le indicazioni dei Centers for Disease Control and Prevention richiamano da tempo l’attenzione su prescrizioni odontoiatriche superflue, non correttamente mirate o prolungate oltre il necessario. Le criticità possono riguardare la scelta dell’antibiotico, il dosaggio, la durata o la decisione stessa di prescrivere in assenza di un’indicazione sistemica.

In molti quadri di origine endodontica o dento-alveolare, la soluzione non consiste infatti nell’aggiungere una terapia farmacologica, ma nell’eseguire tempestivamente il trattamento odontoiatrico definitivo: drenaggio, debridement, terapia canalare, estrazione o altra procedura indicata. L’antibiotico non sostituisce il controllo della fonte infettiva.

 

Il programma dell’International College of Dentists

Per sostenere i professionisti in questo ambito, l’ICD ha sviluppato il programma “Understanding Antimicrobial Resistance”. L’iniziativa si avvale del contributo dei membri del College Christine Benoit, Sam Zwetchkenbaum, Wendy Thompson e Thomas Paumier. Il progetto mette a disposizione webinar, test di autovalutazione delle conoscenze e una selezione di materiali dedicati alla resistenza antimicrobica e alla prescrizione appropriata. L’obiettivo non è limitarsi a una campagna di sensibilizzazione, ma fornire strumenti utilizzabili nella pratica.

La formazione, in questo caso, deve aiutare il clinico a riconoscere quando l’antibiotico è indicato, quando non lo è e come comunicarlo al paziente. Quest’ultimo passaggio è tutt’altro che secondario. Alcuni pazienti associano ancora la prescrizione alla completezza della cura e possono interpretare il mancato rilascio di un farmaco come un trattamento insufficiente. Spiegare che la terapia locale risolve la causa, mentre l’antibiotico viene riservato alle situazioni appropriate, riduce incomprensioni e richieste improprie. Una comunicazione chiara fa parte della stewardship tanto quanto la scelta della molecola.

Il contributo del singolo odontoiatra può sembrare limitato. Moltiplicato per migliaia di professionisti e milioni di accessi, diventa una misura concreta di tutela collettiva. È su questa scala che iniziative formative come quella dell’ICD possono produrre il loro effetto più rilevante: trasformare la consapevolezza sull’antibiotico-resistenza in un comportamento clinico stabile e verificabile.

Scopri il programma.

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