Lavare i denti quando compare un fastidio non è prevenzione. Prenotare una visita soltanto quando il dolore diventa difficile da ignorare non è self-care. Prendersi cura della propria salute significa agire prima che emerga il problema, inserendo nella quotidianità comportamenti capaci di ridurne il rischio o di favorirne l’individuazione precoce.
È il messaggio al centro della Giornata mondiale del Self-Care, celebrata il 24 luglio. La data richiama simbolicamente la possibilità di prendersi cura di sé 24 ore al giorno, sette giorni su sette, e conclude il Self-Care Month promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità dal 24 giugno. Nel 2026 l’OMS ha scelto il tema “Test. Track. Thrive.”: conoscere il proprio stato di salute, seguirne l’andamento e intervenire sulle abitudini per stare meglio.
In questo quadro, la salute orale rappresenta uno degli ambiti nei quali il passaggio dalla teoria alla pratica è più immediato. Igiene domiciliare, alimentazione, controllo dei fattori di rischio e visite periodiche sono azioni semplici nella formulazione, meno semplici da mantenere nel tempo.
Dalla cura del sintomo alla gestione della salute
L’OMS lo definisce come la capacità delle persone, delle famiglie e delle comunità di promuovere e mantenere la salute, prevenire le malattie e affrontare condizioni patologiche, con o senza il supporto di un operatore.
Secondo il “Global State of Health & Wellness 2025” di NielsenIQ, dato richiamato da Haleon in occasione della ricorrenza, il 64% dei consumatori dell’Europa occidentale si considera proattivo nella gestione della propria salute e del proprio benessere. La percezione di essere proattivi, tuttavia, non garantisce che i comportamenti adottati siano corretti. Tra l’intenzione di prevenire e l’effettiva aderenza alle raccomandazioni rimane spesso uno spazio rilevante: tecniche di spazzolamento approssimative, uso discontinuo degli strumenti interprossimali, consumo frequente di zuccheri, tabagismo e controlli rinviati ne sono esempi comuni.
Quasi 3,7 miliardi di persone convivono con una patologia orale
La più recente scheda informativa dell’OMS stima che le patologie orali interessino quasi 3,7 miliardi di persone. Carie non trattata, malattie parodontali, perdita dei denti e tumori del cavo orale costituiscono un carico sanitario molto esteso, distribuito in modo diseguale tra fasce sociali e Paesi.
“La prevenzione rappresenta il primo strumento a disposizione delle persone per proteggere la propria salute nel tempo”, osserva Consuelo Sanavia, dottoressa in Igiene dentale e past president della Società italiana della scienza dell’igiene orale.
L’affermazione individua anche una responsabilità per odontoiatri e igienisti dentali. Dire al paziente di lavare meglio i denti serve a poco se non si verifica come lo fa, quali strumenti utilizza e quali ostacoli incontra.
Farmacia e studio odontoiatrico: ruoli diversi, obiettivo comune
La farmacia rimane uno dei presidi sanitari più accessibili e può offrire un primo orientamento sui prodotti per l’igiene orale, sulla gestione di disturbi lievi e sulla necessità di rivolgersi a un professionista. Paolo Levantino, farmacista clinico e past secretary Fenagifar, richiama proprio il ruolo degli operatori sanitari nel trasformare la prevenzione da principio astratto a pratica quotidiana. Questa funzione richiede però confini chiari. Sanguinamento gengivale persistente, lesioni della mucosa, mobilità dentale, dolore, gonfiore, alitosi non risolta o sensibilità prolungata non dovrebbero essere gestiti soltanto cambiando dentifricio o collutorio. Sono segnali che richiedono una valutazione clinica.
La collaborazione tra farmacista, odontoiatra e igienista può migliorare l’appropriatezza dell’informazione, purché l’orientamento al self-care non alimenti autodiagnosi o trattamenti prolungati senza controllo.
Piccoli gesti, ma basati su indicazioni corrette
Haleon, attraverso le parole del General Manager per l’Italia e il Sud Europa Marco Dorigo, indica nella salute orale un esempio concreto di come le azioni quotidiane possano contribuire a prevenire o gestire condizioni diffuse, dalla sensibilità dentinale alle patologie gengivali.
Il messaggio è condivisibile, a condizione di non ridurre la prevenzione al solo impiego di un prodotto. Dentifrici, spazzolini, scovolini, fili e collutori sono strumenti. La loro efficacia dipende dall’indicazione, dalla tecnica, dalla frequenza d’uso e dalla continuità. Nessun prodotto compensa da solo un comportamento scorretto o sostituisce diagnosi, trattamento e mantenimento professionale.
Per il team odontoiatrico, la Giornata mondiale del Self-Care può quindi diventare un’occasione concreta di comunicazione con i pazienti. Non per aggiungere un’altra ricorrenza al calendario, ma per ribadire un concetto spesso dimenticato: la salute orale si costruisce soprattutto tra una visita e l’altra.

