La Legge 26/2025 e il D.Lgs. 71/2025 hanno introdotto il "Semestre Aperto" (indicato anche come "semestre filtro"): un modello che sposta la selezione dopo un primo semestre di lezioni universitarie vere e proprie, affiancato da risorse di preparazione come la rete MOOD e diverse piattaforme digitali. Il cambiamento è stato presentato dal Ministero dell'Università e della Ricerca come un modo per superare la selezione basata su un singolo quiz estivo. A un anno dal debutto, i dati disponibili permettono di valutare con maggiore equilibrio risultati raggiunti e criticità emerse.
Come funziona il semestre aperto
Il meccanismo prevede l'iscrizione libera, senza test preventivo, al primo semestre dei corsi di laurea in Medicina, Odontoiatria o Veterinaria presso gli atenei pubblici italiani. In questa fase gli studenti frequentano tre insegnamenti comuni — Biologia, Chimica con propedeutica biochimica e Fisica — per un totale di 18 CFU. La selezione vera e propria si sposta quindi al termine del semestre, attraverso tre esami nazionali identici in tutte le sedi. Chi non supera tutte le prove può comunque far valere i crediti ottenuti per l'iscrizione a corsi affini, come Farmacia, Biotecnologie o Scienze Biologiche.
Ogni prova prevede la risoluzione di trentuno quesiti (quindici a risposta multipla e sedici a completamento) da svolgere in quarantacinque minuti; per il bando 2026/2027 il formato è stato rivisto in ventuno domande a risposta multipla e dieci a completamento, in cinquanta minuti. I voti confluiscono in una graduatoria nazionale di merito, articolata in sezioni per corso di laurea.
I numeri del primo anno: un bilancio non del tutto positivo
Il debutto della riforma, nell'anno accademico 2025/2026, si è rivelato più problematico di quanto preventivato. A fronte di circa 54.000 iscritti e 17.278 posti disponibili per Medicina, il tasso di superamento contemporaneo di tutte e tre le prove al primo appello si è attestato, in diverse sedi, tra il 10% e il 15%, con punte di bocciatura vicine al 90% in alcune aule. La Fisica si è rivelata la materia più selettiva in assoluto: meno di un candidato su cinque ha ottenuto un voto valido, con un tasso di insuccesso che in molte sedi ha superato il 78%. Alla Federico II di Napoli, ad esempio, su 3.565 iscritti 1.963 sono risultati bocciati in tutte e tre le materie.
Questo scarto tra risultati attesi e posti da coprire ha spinto il Ministero a intervenire in corsa con un decreto correttivo (DM 1115/2025), che ha introdotto la possibilità di entrare in graduatoria anche con un "debito formativo", ossia senza aver superato tutti gli esami al primo colpo. Grazie a questa modifica gli ammessi in graduatoria sono saliti a circa 22.688, ma oltre 30.000 candidati sono rimasti fuori dai corsi di laurea richiesti. Il Ministero ha successivamente precisato che una parte di questi risulta comunque presente nel sistema universitario attraverso corsi affini, e che solo circa il 20% (poco più di 11.600 studenti, su 53.000 che avevano sostenuto almeno un esame) risulta non rintracciabile nell'Anagrafe Nazionale.
Il cambio di regole in corso d'opera ha però alimentato polemiche: sindacati studenteschi come l'UDU hanno parlato apertamente di riforma fallita e hanno avviato ricorsi collettivi, mentre un'indagine del SISM (Segretariato Italiano Studenti in Medicina) condotta tra gli studenti ha rilevato forte insoddisfazione per la disomogeneità dei programmi tra atenei, l'assenza di linee guida uniformi per i docenti e un rapporto studenti/docenti peggiorato rispetto al passato. Il TAR del Lazio, chiamato in causa da alcuni ricorsi collettivi, ha respinto le richieste di sospensiva cautelare, giudicando la graduatoria valida, ma le contestazioni su alcuni aspetti organizzativi restano aperte.
La ministra dell'Università, Anna Maria Bernini, ha riconosciuto le criticità emerse soprattutto sulla prova di Fisica, difendendo però l'impianto generale della riforma: secondo i dati forniti dal Ministero, il nuovo sistema avrebbe comunque portato nel circuito universitario più studenti rispetto ai circa 80.000 "invisibili" esclusi ogni anno dal vecchio test a risposta multipla. Per l'anno accademico 2026/2027 il bando (DM 941/2026, pubblicato il 10 luglio 2026) conferma l'impianto del Semestre Aperto introducendo alcuni correttivi, tra cui la possibilità per gli atenei di escludere, su richiesta dello studente, i voti del semestre dalla media di carriera finale.
Le risorse di preparazione disponibili
Per affrontare le tre prove, gli studenti possono contare su diversi strumenti gratuiti. La rete MOOD (Progetto di Orientamento e Tutorato di Medicina e Odontoiatria), attiva dal 2024 e coordinata dall'Università Sapienza di Roma insieme a 44 atenei, mette a disposizione materiali didattici e collabora con l'app thefaculty, sviluppata dall'azienda italiana SmartCreative. All'interno dell'app sono disponibili oltre 1.400 quesiti allineati ai syllabus ministeriali, piani di studio personalizzabili, simulazioni a tempo ed eventi come le sfide "UniDuelli"; dal 2026 il servizio integra anche un assistente basato su intelligenza artificiale per individuare gli argomenti più critici.
A questi strumenti si affianca, dal 1° luglio 2026, la piattaforma ufficiale e gratuita www.semestreaperto-medodovet.it, promossa da CRUI e MUR e realizzata dal Consorzio CISIA, che offre videocorsi MOOC su Biologia, Chimica e Fisica, esercitazioni sui syllabus e simulazioni d'esame identiche per struttura, numero di domande e durata alle prove ufficiali. Nei primi giorni di attività il sito ha superato il milione di visitatori.
Va sottolineato che nessuno di questi strumenti, per quanto utile per esercitarsi, incide sulle criticità strutturali segnalate da studenti e associazioni di categoria: la vastità dei programmi, la disomogeneità didattica tra le diverse sedi e l'incertezza sulle regole, modificate più volte nel corso del primo anno di applicazione.
Per approfondire
L'app thefaculty, tra le risorse gratuite collegate alla rete MOOD, è scaricabile a questo indirizzo: thefacultyapp.com.

