INFODENT_8-9_2026

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Terapia di mantenimento e del controllo del biofilm batterico nella riabilitazione protesica e implantare
Terapia di mantenimento e del controllo del biofilm batterico nella riabilitazione protesica e implantare
Nel contesto dei percorsi di riabilitazione dentale volti a contrastare gli effetti di carie estese, parodontite o edentulia, il completamento delle procedure terapeutiche e la consegna del manufatto protesico non sanciscono la conclusione del trattamento.

Al contrario, tale momento segna l'inizio della fase di mantenimento, considerata la più delicata per garantire la stabilità a lungo termine dei risultati estetici e funzionali conseguiti. Il rapporto terapeutico con il paziente deve necessariamente proseguire al fine di assicurare la durabilità nel tempo del lavoro eseguito, poiché anche i manufatti più precisi rischiano di essere compromessi in assenza di un'adeguata igiene professionale e di controlli regolari.

Il principale fattore di rischio per il successo delle riabilitazioni è rappresentato dal biofilm batterico, una comunità organizzata di microrganismi che aderisce alle superfici dei denti naturali, delle protesi e degli impianti. Questa struttura sottile e resistente è costituita da batteri inclusi in una matrice di sostanze polimeriche extracellulari — comprendente proteine, polisaccaridi e DNA — che scherma i microrganismi dall'azione meccanica dello spazzolamento domestico e dai presidi chimici come i collutori. Se non rimosso, il biofilm determina l'insorgenza di carie, gengiviti e parodontiti.

Nei pazienti sottoposti a terapia implantare, la proliferazione del biofilm espone al rischio di perimplantite, un processo infiammatorio a carico dei tessuti peri-implantari che può compromettere progressivamente l'osteointegrazione del dispositivo. La perimplantite rappresenta una delle complicanze più severe in ambito implantoprotesico, caratterizzata da un decorso silente e spesso asintomatico, il cui danno può manifestarsi in modo significativo prima che il paziente acquisisca consapevolezza della sintomatologia. Di conseguenza, la prevenzione basata su sedute di igiene professionale pianificate costituisce lo strumento clinico più efficace.

Le sedute di igiene orale professionale non devono essere considerate prestazioni accessorie o separate dal percorso di cura, ma parte integrante del piano terapeutico globale, programmata dal clinico con la medesima accuratezza riservata alla fase chirurgica o protesica. Il piano di richiami viene stabilito dall'odontoiatra in base al profilo di rischio individuale del paziente, prevedendo intervalli di tre, quattro o sei mesi a seconda delle condizioni cliniche rilevate.

Il rispetto rigoroso di tale pianificazione individualizzata è imprescindibile; la mancata osservanza dei richiami espone i dispositivi implantari e protesici a concreti rischi di fallimento. La regolarità dei controlli consente infatti di intercettare precocemente le anomalie, rimuovere i depositi batterici nei siti non accessibili alle manovre domiciliari e salvaguardare sia i tessuti naturali residui sia le strutture artificiali.

Per ottimizzare l'efficacia e il comfort delle sedute di igiene professionale, la pratica clinica moderna si avvale della Guided Biofilm Therapy (GBT), un protocollo clinico innovativo strutturato per offrire un approccio selettivo, preciso e minimamente invasivo in sostituzione delle metodiche tradizionali come la detartrasi classica.

La procedura si apre con una fase diagnostica dello stato di salute dentale e parodontale, durante la quale l'operatore esegue lo screening parodontale e valuta i tessuti per individuare le aree a rischio prima di procedere all'intervento mirato.

L'elemento cardine della GBT consiste nell'applicazione di un colorante rilevatore di placca che rende visibile il biofilm batterico. Questa evidenziazione guida l'azione dell'igienista, consentendogli di intervenire esclusivamente dove necessario senza sollecitare le aree già deterse, e svolge al contempo una funzione educativa, permettendo al paziente di visualizzare i siti di accumulo batterico per migliorare l'efficacia delle manovre di igiene domiciliare.

La fase operativa sfrutta il dispositivo AirFlow Prophylaxis Master, il quale eroga un getto di acqua tiepida miscelata a polvere di eritritolo, rimuovendo il biofilm e le pigmentazioni estrinseche in modo del tutto atraumatico. Qualora si riscontrino depositi di tartaro calcificato, si impiega un ablatore professionale dotato di punte sottili per l'eliminazione mini-invasiva dei residui sopra e sotto-gengivali. Questa metodica garantisce una rimozione profonda del biofilm riducendo il dolore e il discomfort tipici delle tecniche tradizionali, risultando particolarmente indicata per pazienti con ipersensibilità dentinale o tessuti gengivali reattivi. Al termine della sessione, un esame finale accerta la completa rimozione dei depositi e permette di identificare tempestivamente lesioni precoci quali demineralizzazioni o erosioni.

Nei pazienti con protesi implanto-supportate, l'applicazione della GBT si rivela di fondamentale importanza. Le strutture implantari presentano caratteristiche biologiche differenti rispetto agli elementi naturali, mostrando una minore resistenza intrinseca alle aggressioni batteriche; inoltre, le superfici implantari, spesso microporose, favoriscono l'adesione del biofilm in zone difficilmente trattabili con la strumentazione classica.

La tecnologia AIRFLOW® consente di disorganizzare e rimuovere il biofilm perimpiantare in modo efficace senza indurre alterazioni o danni strutturali alla superficie del titanio, rischio invece correlato all'utilizzo degli strumenti metallici tradizionali.

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