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Un nuovo cemento capace di cambiare colore rivoluziona il restauro dentale: due casi clinici lo confermano

L’ingresso della tecnologia nel campo dei restauri dentali ha portato alla creazione di un cemento compatibile con tutti i tipi di restauri indiretti, di facile conservazione e con un innovativo indicatore cromatico che permette di rivoluzionare la tecnica. A dimostrarne l’efficacia, due casi studio condotti da esperti italiani in odontoiatria dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Le fratture o i danni ai denti possono avere molte cause - da una cura impropria a dei piccoli incidenti - e possono essere gestite solo con un restauro dentale professionale. Molte persone hanno paura di farsi visitare dal dentista e di doversi sottoporre a procedure lunghe e complicate.

La sempre maggiore popolarità dei restauri adesivi ha spinto clinici e pazienti a considerarli come scelta primaria sia per i ritrattamenti di vecchi restauri che nella terapia conservativa delle lesioni cariose.

Fino ad oggi la contrazione da polimerizzazione rappresentava uno dei limiti più significativi, quando si consideravano i restauri diretti in resina composita. Saper contrastare lo stress dimensionale da polimerizzazione dei compositi è un requisito fondamentale per prevenire la sensibilità post-operatoria, l’infiltrazione marginale e la recidiva cariosa.

Alle caratteristiche fisico-chimiche tipiche delle resine composite non adeguatamente polimerizzate vanno aggiunte le difficoltà tecnico-operative come il raggiungimento di superfici approssimali e punti di contatto.

Questi problemi possono essere risolti utilizzando restauri indiretti cementati con tecniche adesive. Molti di questi, indipendentemente dal materiale utilizzato (ceramiche o compositi), hanno dimostrato di avere un ridotto gap marginale nei primi anni. La riduzione della fessura marginale può essere attribuita all’entità volumetrica di resina interessata alla contrazione (il cemento composito), e alle tecniche di polimerizzazione: utilizzare un cemento dual-cure diminuisce la contrazione da polimerizzazione. Di conseguenza, posizionare un manufatto pre-polimerizzato ed utilizzare un cemento dual-cure riduce in modo sostanziale le forze dello stress che riguardano la polimerizzazione.

Presentiamo due casi clinici svolti in Italia dal Professor Luigi Cianconi - Docente Aggregato Cattedra di Odontoiatria Conservativa I, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” - e dai Dottori di Ricerca in Materiali Dentali Gabriele Conte e Manuele Mancini. Il Professore Cianconi, a conclusione dei casi clinici, afferma che: “In entrambi i casi esposti, abbiamo trovato Maxcem Elite Chroma un cemento davvero “smart”. Il viraggio di colore risulta molto utile per indicare il momento ideale per rimuovere gli eccessi. Inoltre la rimozione è davvero semplice ed effettuabile in un unico gesto”.

Il successo di questa innovazione, introdotta per la prima volta da Kerr, ha trovato risposte positive anche all’estero, proprio come testimonia la dichiarazione del Dottor Louis Mackenzie, dentista generico, docente clinico presso la Facoltà di Odontoiatria dell'Università di Birmingham: "Nel corso degli anni ho provato numerosi cementi per restauri indiretti e ho riscontrato alcune difficoltà. Spesso capita che, rimuovere gli eccessi sia molto difficile se il cemento viene lasciato in posizione troppo a lungo. Allo stesso modo, se si cerca di eliminare gli eccessi troppo in fretta, si corre il rischio di rimuovere il cemento da sotto i margini del restauro. Con Maxcem Elite Chroma sai esattamente qual è il Momento Giusto per rimuovere il cemento”.

 

Video presentazione: https://goo.gl/cLv4j9
Sito web: http://www.kerrdental.it/

 

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