In Francia si apre il dibattito tra autorità sanitarie e odontoiatri
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In Francia si è instaurato un confronto sempre più acceso sul ruolo del fluoro nei dentifrici, mettendo a confronto posizioni istituzionali e comunità scientifica odontoiatrica.

Da un lato l’Anses (Autorità nazionale per la sicurezza sanitaria) propone una classificazione più severa del fluoruro di sodio; dall’altro, esperti universitari di odontoiatria ne ribadiscono l’importanza nella prevenzione della carie.

 

La proposta dell’Anses

L’Anses ha recentemente proposto a livello europeo di classificare il fluoruro di sodio come interferente endocrino e sostanza tossica per la riproduzione.

Secondo l’Agenzia, esisterebbero evidenze scientifiche sufficienti a supportare questa posizione, basate su studi condotti sia su modelli animali sia sull’uomo, che suggeriscono possibili effetti sulla fertilità e sul sistema endocrino.

Va però sottolineato che, come evidenziato nel dibattito, la comunità scientifica non è unanime nell’interpretazione dei dati, in particolare per quanto riguarda le quantità effettivamente dannose.

 

La posizione degli odontoiatri

Di parere opposto sono diversi esperti del settore odontoiatrico. Secondo Thomas Trentesaux, docente alla Facoltà di Odontoiatria di Lille, le dosi utilizzate negli studi non sarebbero comparabili con quelle presenti nei dentifrici.

In alcuni casi, infatti, i modelli animali avrebbero assunto quantità molto elevate, equivalenti a una frazione significativa di un tubetto al giorno.

Gli odontoiatri sottolineano inoltre il ruolo fondamentale del fluoro:

  • rafforza lo smalto dentale,
  • svolge un’azione antibatterica,
  • rappresenta uno strumento chiave nella prevenzione della carie.

Sulla stessa linea anche Sophie Doméjean, che invita a mantenere cautela nella comunicazione pubblica per evitare messaggi fuorvianti. Anche l’industria cosmetica contesta l’ipotesi di una classificazione così severa.

Uno dei punti centrali del confronto riguarda la distinzione tra pericolo intrinseco e rischio reale.

L’Anses chiarisce che, nel contesto della classificazione, l’obiettivo è valutare le proprietà della sostanza, indipendentemente dai livelli di esposizione.

Gli odontoiatri, invece, pongono l’accento sul rapporto rischio-beneficio nell’uso quotidiano: alla luce delle conoscenze attuali, l’impiego di dentifrici fluorurati resta considerato favorevole per la salute orale.

 

Il quadro normativo attuale

Ad oggi, l’utilizzo dei fluoruri nei dentifrici è regolato dal Regolamento cosmetico UE 1223/2009, che stabilisce una concentrazione massima generalmente pari allo 0,15% (1500 ppm).

Nel luglio 2025, l’Efsa ha aggiornato i livelli di assunzione sicura, riducendoli per tenere conto dei possibili effetti legati a esposizioni croniche, tra cui:

  • alterazioni della funzione tiroidea,
  • effetti sullo sviluppo neurologico nei bambini.

Il limite giornaliero è fissato a 3,3 mg per adulti e ragazzi sopra gli 8 anni, mentre per i bambini più piccoli è inferiore.

Per i dentifrici con concentrazioni comprese tra 0,1% e 0,15%, è obbligatoria un’etichettatura specifica che:

  • segnali le limitazioni d’uso nei bambini sotto i 6 anni,
  • fornisca indicazioni per ridurre l’ingestione.

 

Un dibattito destinato a proseguire

Il confronto tra autorità sanitarie e comunità odontoiatrica mette in evidenza un tema centrale per il settore: il bilanciamento tra sicurezza chimica e prevenzione clinica.

Se da un lato emergono nuove valutazioni sui potenziali effetti sistemici del fluoruro di sodio, dall’altro resta consolidato il ruolo del fluoro nella prevenzione della carie.

Un equilibrio che, almeno per ora, continua a dividere esperti e istituzioni.

 

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