Tecnologie additive in odontoiatria. Ottimizzazione del workflow e qualità del risultato
Claudio Gattelli
Un approfondimento su precisione, ripetibilità e controllo produttivo nell'intervista al Dr. Claudio Gattelli.

Nel workflow digitale odontoiatrico, la stampa 3D è spesso collocata nella fase produttiva. Dal punto di vista ingegneristico, quali sono i parametri critici che determinano l'accuratezza finale del manufatto?

L’accuratezza deriva da una filiera interconnessa: oltre ai parametri macchina (risoluzione XY, spessore degli strati lungo l’asse Z e stabilità della polimerizzazione), incidono la qualità del file digitale, l’orientamento, lo slicing e la disposizione dei supporti.
Fondamentale è poi il post-processing (lavaggio e post-polimerizzazione), che determina direttamente precisione dimensionale e proprietà meccaniche.

 

Le tecnologie SLA, DLP e LCD sono oggi le più diffuse. Dal punto di vista prestazionale, quali differenze incidono realmente nella pratica clinica e di laboratorio?

La differenza fondamentale tra queste tecnologie risiede nel modo in cui la luce viene proiettata e nella conseguente distribuzione dell'energia sulla resina liquida. I sistemi SLA utilizzano un laser a punto singolo che "disegna" letteralmente l’oggetto: questo garantisce una precisione dei dettagli e una definizione superficiale eccellente, ma richiede tempi di produzione più lunghi perché il raggio deve percorrere ogni millimetro della sezione. Un grande vantaggio pratico del laser è la sua stabilità operativa: in genere non richiede calibrazioni continue né manutenzioni quotidiane, dimostrandosi estremamente affidabile nel tempo.
Le tecnologie DLP e LCD, al contrario, polimerizzano un intero strato simultaneamente, proiettando l'immagine completa della sezione in un unico istante.
Questo approccio aumenta la produttività, poiché il tempo di stampa rimane lo stesso sia che si produca un solo elemento, sia che si occupi l'intera piattaforma di lavoro. Dal punto di vista clinico, però, bisogna considerare l'usura dei componenti: nei sistemi DLP la qualità dipende dalla stabilità delle lenti e delle ottiche, mentre nei sistemi LCD il fattore critico è la degradazione del pannello digitale, che tende a consumarsi con l'uso e va sostituito periodicamente. In definitiva, la scelta non è solo tecnologica, ma legata ai requisiti specifici: massima accuratezza e costanza per lavori protesici complessi, o velocità e grandi volumi per i modelli da studio ortodontici. 

 

Entrando nel merito dei materiali fotopolimerici: quali sono oggi le principali criticità in termini di comportamento meccanico e stabilità nel tempo?

Le resine presentano una struttura non perfettamente uniforme dovuta alla costruzione strato su strato, con proprietà meccaniche che variano in base all'orientamento di stampa. Il modulo elastico e la resistenza alla fatica dipendono dal grado di conversione dei monomeri e dalla densità dei legami chimici generati in post-polimerizzazione. Cruciale è la stabilità nel tempo: assorbimento di umidità, esposizione UV e assestamento strutturale possono alterare le caratteristiche del materiale. La sfida attuale è garantire che precisione e proprietà meccaniche restino costanti per l’intera permanenza nel cavo orale. 

 

Nel caso delle dime chirurgiche per implantologia guidata, quali sono le principali fonti di errore lungo la pipeline digitale?

La produzione di una dima chirurgica segue un flusso digitale soggetto a errori cumulativi. Si parte dall’acquisizione dati (CBCT e scansione intraorale), dove il matching (sovrapposizione dei dataset) è il primo passaggio critico: un’imprecisione qui compromette l’intero posizionamento. In fase CAD, le tolleranze per le boccole e gli offset determinano la direzione finale dell'impianto.  Infine, stampa e post-polimerizzazione possono introdurre micro-deformazioni.
L'accuratezza non dipende da un singolo errore macroscopico, ma dalla somma di queste piccole variabili lungo tutto il percorso.

 

Quanto incide l'orientamento del pezzo in fase di stampa sulle proprietà finali e sulla precisione?

L’orientamento è un parametro sottovalutato ma decisivo per precisione dimensionale, qualità superficiale e resistenza meccanica. Un posizionamento errato può causare l'effetto 'a gradini' o deformazioni in fase di indurimento. Inoltre, determina direzioni di debolezza strutturale: se il pezzo non è correttamente orientato rispetto agli strati di stampa, il cedimento può avvenire proprio dove il manufatto subirà il maggior carico masticatorio. Nelle applicazioni cliniche, l'inclinazione sulla piattaforma non deve rispondere a logiche di tempo o spazio, ma a criteri ingegneristici per garantire accuratezza e durata funzionale.

 

Dal punto di vista del post-processing, quali sono le variabili che più influenzano le prestazioni del dispositivo finale?

Sebbene la stampa sia centrale, il post-processing è la fase critica per qualità. Un lavaggio imperfetto compromette la precisione, mentre la post-polimerizzazione è essenziale per completare la reazione chimica. In questo passaggio, tempo, temperatura e lunghezza d'onda sono parametri fondamentali: una polimerizzazione insufficiente degrada proprietà meccaniche e biocompatibilità, mentre un eccesso causa fragilità e deformazioni.
Per questo è vitale adottare protocolli validati, poiché la qualità finale dipende rigorosamente da queste fasi post-stampa.

 

Come si integra la stampa 3D con le tecnologie sottrattive in un contesto di produzione ibrida?

La produzione ibrida è un modello per redndere più efficienti i flussi di lavoro, integrando i punti di forza delle due tecnologie. La stampa 3D garantisce una precisione superiore su geometrie complesse e produzioni simultanee, mentre la fresatura rimane indicata per la lavorazione di materiali ad altissima durezza. L'obiettivo è la coesistenza dei sistemi, sfruttando l'eccellenza dell'additivo insieme alle metodiche sottrattive.

 

Guardando alla ricerca, quali sviluppi sui materiali e sui processi potrebbero colmare il gap tra manufatti stampati e fresati?

La ricerca punta a materiali compositi avanzati e sistemi multi-materiale per eguagliare alcune proprietà meccaniche dei sottrattivi. Parallelamente, si sviluppano tecnologie con miglior controllo della microstruttura e polimerizzazioni più efficienti. Le prospettive includono materiali bioattivi e stampa 4D, con forti potenzialità in ambito rigenerativo. 

 

In un'ottica di implementazione avanzata, quali competenze sono oggi indispensabili per sfruttare appieno la stampa 3D in odontoiatria?

Le competenze superano il semplice utilizzo della stampante: occorre padroneggiare l'intero workflow digitale, dall'acquisizione dati alla progettazione, fino alla gestione dei materiali e alla validazione dei processi. È cruciale saper adattare i parametri macchina alle specifiche necessità cliniche, evolvendo verso un profilo ibrido che integri competenze cliniche, tecniche e digitali.

 

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Autore: Dr. Claudio Gattelli
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Redazione Infodent
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