Un recente studio condotto in California, su oltre 45.000 pazienti adulti, ha messo in luce un dato che merita attenzione: le persone a cui è stato diagnosticato un disturbo da uso di cannabis (CUD) presentano un rischio più che triplicato di sviluppare un tumore orale (lingua o labbra) nell’arco di cinque anni rispetto a chi non ha questo disturbo.
I ricercatori hanno analizzato i dati clinici raccolti in sei centri ospedalieri universitari della University of California, considerando solo pazienti senza una diagnosi pregressa di tumore orale. Di questi, circa il 2% ha sviluppato un disturbo da uso di cannabis durante il periodo di osservazione. Tra questi, l’incidenza di tumori orali è risultata 0,74%, contro lo 0,23% nel resto del campione.
Anche tenendo conto di altri fattori come età, sesso, indice di massa corporea e abitudine al fumo, il legame tra CUD e tumore orale si è mantenuto solido. Un dato particolarmente rilevante riguarda i fumatori di tabacco: chi aveva anche una diagnosi di CUD mostrava un rischio di tumore ancora più elevato.
Nonostante la percezione diffusa della cannabis come “sostanza naturale”, è bene ricordare che la sua combustione sprigiona sostanze tossiche simili a quelle del tabacco, come gli idrocarburi policiclici aromatici. Queste sostanze, una volta inalate, entrano a diretto contatto con le mucose orali e possono innescare processi cellulari dannosi.
Alcuni studi hanno dimostrato che il fumo di cannabis può causare alterazioni nelle cellule epiteliali, danni al DNA e persino indebolimento del sistema immunitario locale. Tutti elementi che, se sommati nel tempo, possono facilitare l’insorgenza di lesioni precancerose o cancerose.
I risultati dello studio suggeriscono l’opportunità di rivedere l’approccio clinico verso i pazienti che fanno uso regolare di cannabis, soprattutto in presenza di una diagnosi di disturbo da uso di cannabis (CUD). In particolare, per i medici di medicina generale, gli odontoiatri e gli operatori impegnati nella prevenzione e nella gestione delle dipendenze, potrebbero essere utili alcune indicazioni operative:
- integrare la valutazione del cavo orale durante le visite periodiche o nei programmi di monitoraggio dei pazienti con CUD, anche in assenza di sintomi evidenti. Un controllo mirato può contribuire all’identificazione precoce di eventuali lesioni sospette.
- Adottare un approccio informativo consapevole, che aiuti il paziente a comprendere non solo i rischi legati alla sostanza in sé, ma anche quelli connessi alle modalità di assunzione (ad esempio, il fumo come veicolo di sostanze cancerogene).
- Considerare l’uso di cannabis come un potenziale fattore aggravante, soprattutto quando si associa ad altre abitudini nocive come il fumo di tabacco o un ridotto accesso alle cure preventive.
In sintesi, questo studio rafforza l’idea che la salute orale debba entrare a pieno titolo nei protocolli di sorveglianza e prevenzione destinati a chi presenta un uso problematico di cannabis.
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